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R Kelly accusato di violenza sessuale. Spotify lo cancella dalle sue playlist

R Kelly

Lo scandalo delle molestie continua a far vittime e stavolta a cadere nella rete dei movimenti femministi è R Kelly. Già accusato in passato di violenza sessuale e pornografia anche minorile, il cantante è tornato adesso nell’occhio del ciclone. E intanto Spotify ha deciso di eliminare le canzoni dell’artista dalle sue playlist. 

Il torbido passato di R Kelly

Robert Sylvester Kelly, conosciuto nel mondo musicale solo come R Kelly, è uno dei cantanti R&B e soul più famosi al mondo. Ma mentre la sua carriera è costellata di successi e grandi collaborazioni – ricordiamo quelle con Michael Jackson, Celine Dion e Lady Gaga -, la sua vita privata è segnata da scandali e denunce. 

Di recente, infatti, Buzzfeed News ha riportato alla luce alcune storie del passato che legano la figura di R Kelly ad una condotta a dir poco inquietante. Si parla di relazioni con minorenni, violenze sessuali, possesso di pornografia infantile – accusa da cui il cantante è stato prosciolto nel 2008 – e addirittura partecipazione ad un culto del sesso

Grazie ai movimenti #MeToo e Time’s Up, tutte queste sordide storie legate al passato di R Kelly stanno venendo pian piano alla luce. Molte donne, infatti, erano rimaste in silenzio per paura di ritorsioni e solo adesso hanno trovato il coraggio di reagire. Sul web sono anche nate campagne di boicottaggio contro il cantante – #MuteKelly , ovvero ‘Silenzia Kelly’ – sempre promosse dai movimenti femministi anti molestie. 

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Pressato dunque un po’ dall’opinione pubblica femminile e non, la piattaforma di streaming musicale Spotify ha deciso di eliminare le canzoni di R Kelly dalle sue playlist. Ecco cos’ha dichiarato a Billboard:

“La sua musica sarà comunque disponibile sul servizio ma Spotify non la promuoverà attivamente. Non censuriamo il contenuto a causa del comportamento di un artista o di un creativo, ma vogliamo che le nostre decisioni editoriali, ciò che scegliamo di programmare, riflettano i nostri valori. Quando un artista fa qualcosa di particolarmente dannoso o odioso, questo può influenzare il modo in cui lavoriamo o sosteniamo quell’artista o quel compositore”.

Dunque la musica di R Kelly sarà comunque disponibile su Spotify ma la piattaforma non promuoverà le sue canzoni sulle sue playlist. La risposta del cantante non ha tardato ad arrivare. Ecco cos’ha dichiarato il suo portavoce a BuzzFeed:

“Spotify ha il diritto di promuovere la musica che vuole ma in questo caso le sue azioni sono senza motivo. Si tratta di una decisione basata su accuse false e non provate. Vuol dire piegarsi ai capricci dei social-media e schierarsi in una disputa alla ricerca della notorietà in questioni che non hanno nulla a che fare con il servizio reso ai clienti.

Nel frattempo però Spotify promuove molti altri artisti che sono delinquenti riconosciuti e altri che sono stati arrestati con accuse di violenza domestica e artisti i cui testi sono violenti e contro le donne. Il signor Kelly non rientra in alcuna di queste categorie, ed è un peccato e miope che Spotify non lo sappia riconoscere.” 

 

Fonte: Rai News