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Facebook condivide dati con Samsung e Apple: l’accusa del New York Times

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Ancora problemi in casa Facebook. Dopo aver dovuto rendere conto delle proprie azioni come leader della sua azienda milionaria, adesso Mark Zuckerberg viene nuovamente accusato di gestione illecita dei dati degli utenti.

Tutti contro Facebook. L’inchiesta del New York Times

Le scuse pubbliche e ufficiali di Mark Zuckerberg per lo scandalo Facebook – Cambrige Analytica del mese scorso, a quanto pare, non sono servite a nulla. Secondo quanto pubblicato dal New York Times in una nuova inchiesta riguardante la gestione dei dati degli utenti, il social ha ancora qualcosa da chiarire. 

In questa puntata della soap ‘Tutti Contro Facebook’, la piattaforma social viene accusata di nuovo di aver condiviso con grandi aziende una enorme quantità di dati sensibili. Le aziende a cui si fa riferimento sono Apple,Samsung,Amazon, BlackBerry e Microsoft. 

Sembra che Facebook, negli ultimi dieci anni, abbia consentito a queste aziende di impossessarsi di alcuni dati sensibili degli utenti. Ma gli accordi tra le parti pare non rispettassero completamente le leggi a tutela della privacy.  In poche parole sembra che Facebook abbia consentito ad alcuni dispositivi di queste aziende di accedere ai dati degli amici degli utenti senza consenso.

A seguito dello scandalo Cambridge Analytica, Facebook ha ridotto gradualmente la concessione di dati ai suoi partner ma pare ci sia ancora qualcosa di non troppo trasparente negli accordi tra queste aziende. Sembra infatti che le limitazioni sull’utilizzo di dati sensibili non riguardasse i produttori di smartphone e dispositivi tecnologici.

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Questo è ciò che è emerso dall’inchiesta del New York Times, accuse che Facebook smentisce con forza. Ogni partnership era regolata e raccolta e archiviazione dei dati erano limitati. Ogni violazione dei patti, dunque, era sfuggita al (non troppo) vigile controllo della Facebook police.

Oggi Facebook ha pubblicato un post ufficiale commentando le accuse del New York Times:

” […] Nell’ultimo decennio, circa 60 aziende li hanno utilizzati, compresi molti nomi noti come Amazon, Apple, Blackberry, HTC, Microsoft e Samsung […] I partner hanno firmato accordi che impedivano l’utilizzo delle informazioni per scopi diversi da quello di ricreare esperienze simili a Facebook e non sono riusciti a integrare le funzionalità di Facebook dell’utente con i propri dispositivi senza che l’utente fornisse il permesso […] Contrariamente alle affermazioni del New York Times, le informazioni degli amici, come le foto, erano accessibili solo su dispositivi quando le persone decidevano di condividere le proprie informazioni con quegli amici. Non siamo a conoscenza di eventuali abusi da parte di queste aziende”.

Fonte: Wired