Vita: i disegni di Tamara Ferioli in mostra a Milano

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La Galleria Officine dell’Immagine ospita dal 5 aprile al 20 maggio, Vita mostra personale di Tamara Ferioli curata da Fabio Carnaghi. Un percorso attraverso la recente ricerca dell’artista che sperimenta nuovi approcci alla sua peculiare pratica di disegno. Il titolo Vita deriva dall’omofonia e dall’omografia del verbo islandese, che significa sapere, con il termine italiano.

Tema centrale della mostra è la natura che, con le sue architetture spontanee e i suoi paesaggi generativi, si esprime in un incontro di elementi che attraversano tutte le opere. Mediante un percorso contenutistico e formale, Tamara Ferioli esplora  una terra incognita e una natura sapiens, totalizzante ed estrema, che propagano il tempo ciclico dell’esistenza in un flusso cosmico e magmatico. Mimetismo, conservazione, proliferazione, sopravvivenza e rigenerazione sono temi di cui il disegno traccia legami eterei, annullando ogni gerarchia tassonomica. Animale e vegetale si trasformano in composizioni alchemiche contribuendo a svelare un dinamismo tellurico, fertile di un arcano soffio vitale.

La TERRA INCOGNITA e la NATURA SAPIENS di Tamara Ferioli

In mostra, un nuovo corpus di opere, che si avvalgono del disegno con l’utilizzo di matite, capelli e carta applicata, scopre, quasi in una pratica di automatismo, una dimensionalità ulteriore, effimera ma vibrante. Il tratto si associa alla sovrapposizione di livelli che creano varchi percettivi andando a richiamare una nuova prospettiva metafisica. Tamara Ferioli, ispirandosi al disegno scientifico di natura, disegna un itinerario di migrazione da un atlante ad un’evocazione panica nel rispondere ad un impellente richiamo onirico. Il bianco accoglie colonne basaltiche, germinazioni vegetali, fiori, pesci e crostacei nella reminiscenza costante di iconografie islandesi, atlantiche e vulcaniche.

La mostra si conclude con un’installazione ambientale composta da sculture realizzate con ossa di pesce atlantico. Ferioli interviene sul materiale di origine animale, scarto di lavorazione della pesca, conferendogli forma vegetale. I fiori, che si generano quasi spontaneamente, rispettano nel processo scultoreo la struttura ad incastro esatto che la materia organica offre, sfruttando cavità e protrusioni anatomiche. L’esito delle sculture ribadisce la profonda e metafisica sapienza innata nella natura, che l’artista indaga con un lavoro paziente e meticoloso. Ogni fiore è dunque un fossile che cristallizza in forme plastiche le geometrie seriali e i principi matematici sottesi ai sistemi biologici.

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