Distopia/Dystopia: gli scatti utopici di Aldo Salucci a Milano

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La Galleria Statuto13 ospita, dal 3 maggio al 20 giugno, gli scatti del fotografo Aldo Salucci con una mostra dal titolo Distopia/Dystopia. 

Acqua, Terra, Aria, Opera dell’uomo: questi gli elementi chiave identificativi dell’opera e del progetto di Aldo Salucci. Elementi che interagendo positivamente creano il perfetto equilibrio di un incontro felice ma se trascurati, squilibrati o sottovalutati, possono creare distruzione nella loro interazione.

Distopia/Dystopia, Aldo Salucci: segno poetico e segno distruttivo

Paesaggio o monumenti che, nell’opera fotografica di Salucci, sono sommersi, in una dimensione sospesa nel fluido, e diventano al tempo stesso sfondo e protagonisti della previsione e della rappresentazione di scenari futuri, in cui si prefigurano sviluppi drammatici: situazioni che sono espressioni di distonia.

Le opere di Aldo Salucci sono profondamente ispirate dagli eventi del nuovo millennio, dalle ferite ambientali del pianeta, ma lasciano spazio ad un immaginario ricco di speranze e di semplicità, in cui la natura prende il sopravvento in un modo irreale, in un mondo fantastico. Qui la particolarità e l’originalità dell’opera: la scelta e la visione artistica restituiscono un‘immagine utopica, opposta per definizione e contrapposta al concetto di distopia, in una ipotesi artistica di assetti improbabili, irreali.

Nelle fotografie di Salucci, l’uomo non compare mai fisicamente, ma è profondamente presente nei segni, nel gesto artistico e soprattutto nelle scelte. Una presenza/assenza che viene evidenziata dall’esistenza di due forze contrarie: il segno poetico, dichiarante, e il segno distruttivo, lacerante. Utopia e distonia appunto. Contrariamente ad un’umanità destinata all’autodistruzione la speranza si fa strada in questi contrasti, nei colori brillanti e soprattutto nella ricerca artistica che suggerisce un nuovo stile di vita: la terra come organo vitale da rispettare e a cui tornare, l’arte come cultura di un progresso più consapevole.

Leggi anche: Corpus: la personale di Paolo Topy a Milano

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