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Alla Fondazione Arnaldo Pomodoro la nuova edizione di Project Room

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Project Room 2019 mostra Milano
© Sophia Al-Maria, Anna Lena Films and Project Native Informant, London | Sophia Al-Maria, Mirror Cookie, 2018. View of the installation at Art Basel, Hong Kong

La Fondazione Arnaldo Pomodoro inaugura il 13 marzo un nuovo ciclo di Project Room,  affidato alla guest curator Cloé Perrone. Un osservatorio della scena contemporanea, con particolare attenzione verso artisti under 40 che indagano in modo innovativo la scultura come pratica artistica e disciplina linguistica.

Project Room #10. Sophia Al-Maria. Mirror Cookie è dunque il primo appuntamento del ciclo Project Room 2019,  che quest’anno propone tre mostre personali di giovani artiste internazionaliSophia Al-Maria, Caroline Mesquita e Rebecca Ackroyd. Le tre protagoniste scelte dalla curatrice sono tutte artiste che utilizzano la scultura all’interno di una pratica multidisciplinare, espandendone così la definizione stessa. La scultura, non essendo trattata come risultato ma come processo, diventa nel loro lavoro uno strumento per costruire ambienti nei quali il visitatore è costretto a interfacciarsi con progetti che trattano fenomeni socio-culturali quali la misoginia, l’apocalisse e l’identità nazionale.

Project Room #10. Sophia Al-Maria. Mirror Cookie

Dal 14 marzo al 31 maggio 2019 l’artista qataro-americana Sophia Al-Maria porta alla Fondazione Arnaldo Pomodoro Mirror Cookie, un’installazione composta da un video, co-prodotto da Project Native Informant, London e Anna Lena Films, proiettato su uno schermo appoggiato su un boudoir, immerso in una stanza circondata da specchi.

Fan del blog dell’attrice Bai Ling sin dai primi anni 2000, Al-Maria era incuriosita da un tema ricorrente nei post di Bai: cookie(biscotto). Sophia ha pensato per lungo tempo che cookie fosse una persona, forse un amante segreto. In realtà, Bai stava scrivendo affermazioni di amore e positività rivolte a se stessa. L’installazione Mirror Cookie (2018) raccoglie una serie dei cookies di Bai, riorganizzati in un monologo sconnesso che richiama la “tecnica dello specchio”, una pratica di rafforzamento dell’autostima. Un’improvvisazione appassionata consegnata alla macchina da presa, come se la “quarta parete” da abbattere fosse il proprio riflesso.

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