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La personale di Mario Surbone a Milano

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Mario Surbone mostra Milano
Mario Surbone, Inciso G14, 1971
 

Dal 28 novembre al 8 febbraio, Erastudio Art Gallery presenta la mostra La misura dell’ombra, incentrata su una selezione di opere realizzate dall’artista torinese Mario Surbone tra il 1968 e il 1978 e da lui stesso denominate Incisi.

Mario Surbone, La misura dell’ombra. Un’intromissione della superficie planare nello spazio reale

Dopo le prime esperienze nell’ambito della pittura “informale”, tra il 1967 e il 1968, Mario Surbone ha intrapreso una ricerca sugli elementi pittorici e strutturali che definiscono un’opera d’arte indagando le possibilità della superficie piana di farsi oggetto tridimensionale, creando forme, spazi e soprattutto ombre, grazie a specifici interventi operativi e a un uso del colore in chiave monocroma e quindi primariamente significante.

Le opere nate in questo decennio sono gli Incisi, realizzati con cartoni delle dimensioni più diverse, intagliati secondo strutture rigorosamente geometriche e ritmiche tali da creare un’apparenza di volume fatta sia di concrete forme estroflesse che di luci e ombre portate. Una vera e propria intromissione della superficie planare nello spazio reale, provocata dall’intervento dell’artista che si esprime con un insieme di gesti liberi e al contempo “normati”. Si tratta di opere che rispecchiano pienamente, nella tematica affrontata, le ricerche visuali emerse internazionalmente tra gli anni Sessanta e Settanta e le interpretano in modo del tutto personale e originale.

La mostra invita a un iniziale dialogo tra le opere da parete di Mario Surbone e alcune, misurate, sculture di artisti coevi. È un dialogo silenzioso quello tra gli Incisi bianchi, i lavori che più esaltano le ricerche formali dell’artista, e la ceramica Shape di Carlo Zauli, del 1964-65: contemporaneamente geometria e naturalità allo stato puro. È un dialogo più sonoro, anche per gli accostamenti cromatici, quello con il ferro saldato e smaltato del 1967 del torinese Franco Garelli, le cui opere più articolate esibiscono una materia che gioca con le ombre nelle tante modulazioni della superficie, questa sì tridimensionale, come, ma più linearmente, fa la maiolica Senza titolo di Alfonso Leoni, del 1972.

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