Home Arte Daniela Rancati pensiero e materia, la personale a Milano

Daniela Rancati pensiero e materia, la personale a Milano

918
Daniela Rancati mostra Milano
Daniela Rancati, L'abbraccio degli opposti, 1997, rame metacrilato (part.)
   

Dal 20 gennaio al 9 febbraio 2020, la Galleria Art Studio 38 ospita la mostra Dal pensiero…alla materia. Sculture di Daniela RancatiUn gruppo di opere particolarmente rappresentative della ricerca estetica e tematica condotta dall’artista in oltre 30 anni di attività, a partire dal 1979, anno in cui ha avuto luogo la sua prima esposizione personale.

Lavori nei quali convergono due aspetti cardine dell’arte di Daniela Rancati: la sua intimità con la materia, che si traduce in una straordinaria dimestichezza  nell’uso di diversi materiali – con una chiara predilezione per il rame – e la matrice concettuale della sua ricerca artistica.

Dal pensiero…alla materia. Sculture di Daniela Rancati, la mostra alla Galleria Art Studio 38

Grazie a un vocabolario simbolico che appartiene al nostro immaginario collettivo, il pensiero dell’artista, sempre in dialogo con la sua emozione, prende forma nella materialità dell’opera offrendosi all’osservatore come stimolo concettuale, un invito ad ampliare la propria visione oltre la superficie delle cose, tornando a quegli archetipi universali che sono i capisaldi della nostra cultura e il nutrimento della dimensione spirituale che ci rende umani.

Su un piano puramente estetico, questa dialettica si esprime in una serie di opposte tensioni che infondono dinamismo alla composizione dell’opera: semplicità e complessità, pieni e vuoti, luce e ombra, ripetizione e variazione…

Nei lavori di Daniela Rancati – osservano le curatrici della mostra – l’essenzialità della forma si coniuga con la ricchezza di significati di cui l’opera è portatrice. In ogni fase della sua ricerca, è evidente la predilezione dell’artista per un’espressione pura, fatta di linee “decantate” da qualsiasi forma sovrabbondante, superflua o esibizionistica. Opere, spesso leggere, che paiono vibrare come scosse da un’improvvisa emozione; ed è proprio da questa vibrazione che scaturisce quella necessaria risonanza tra l’opera e il suo osservatore che è il fine ultimo della comunicazione artistica”.

Leggi anche: Il nudo tra arte e social network, Stefano Scheda a Milano