Double Fantasy, Milica Ćirović e Ola Czuba in mostra a Roma

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Casa Vuota, lo spazio espositivo domestico di via Maia 12 a Roma,  ospita dal 19 gennaio al 7 marzo 2021 la mostra Double Fantasy di Milica Ćirović (Belgrado, Serbia, 1984) e Ola Czuba (Lodz, Polonia, 1984), curata da Gaia Bobò. Un progetto unitario pensato e realizzato dalle artiste per abitare lo spazio del Quadraro in un dialogo serrato tra le opere, le poetiche e le stanze consunte dell’appartamento.

Un letto che tra le lenzuola trattiene visioni, poster alle pareti, un vecchio televisore. Schermi come specchi. Lo spettro di un’identità multiforme abita le stanze di Casa Vuota che diventa orizzonte di delizie e tormenti, raccogliendo le testimonianze di una erratica ricerca interiore attraverso il lavoro incrociato di due artiste.

Double Fantasy, una scenografia intima e conturbante che trasforma l’arredo domestico in terreno di contraddizioni e fragilità

Double Fantasy mostra Roma Casa Vuota
Ola Czuba, Controtransfert, 2016, videoinstallazione, due monitor

Il progetto espositivo, Double Fantasy, riprende il titolo dall’album del 1980 di John Lennon e Yoko Ono e si articola in una scenografia intima e conturbante che trasforma l’arredo domestico in terreno di contraddizioni e fragilità, attivato dall’indagine attorno a tematiche femministe e di genere. “Milica Ćirović e Ola Czuba restituiscono a Casa Vuota la sua qualità originaria di spazio abitato e abitabile, lavorando con sguardo prismatico sul tema della ricerca identitaria”, spiegano Sabino de Nichilo e Francesco Paolo Del Re, direttori artistici dello spazio espositivo.

Il percorso della mostra è segnato dall’accostamento di opere che spaziano dal video alla fotografia e all’installazione, evocando atmosfere oniriche e delicati atti di rivoluzione. Un continuo rovesciamento di ruoli e punti di vista, una spinta propulsiva che, come suggeriscono le due artiste Ćirović e Czuba, si origina dai meandri più intimi del vissuto: dalla libertà sessuale all’autoerotismo, dal rifiuto della necessità di una definizione di genere alla crisi della cultura patriarcale.

“Milica Ćirović – scrive la curatrice Gaia Bobò – pone al centro della sua indagine il proprio corpo come luogo di esplorazione di diversi generi, contesti sociali e ruoli di potere. L’immagine è uno strumento in cui i confini di genere sfumano, dove l’individuo trova se stesso come propria unità di misura e si riscopre nello spazio lirico della propria pelle. Il tema della fluidità di genere, comune a entrambe le ricerche, si esplicita nella pratica di Ola Czuba attraverso il ribaltamento dei ruoli e confini tradizionali, ipotizzando una rinnovata condizione di apertura. L’artista rivela il peso degli stigmi culturali ereditati dal passato scovandone i nascondigli, e invitando lo sguardo ad affilarsi per riconoscere le insidie di questa eredità”.

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