Scambio di Caravaggio tra il MET di New York e Napoli

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L’ultima tela di Caravaggio, il Martirio di sant’Orsola, lascerà temporaneamente la sua sede delle Gallerie d’Italia-Palazzo Zevallos Stigliano, sede museale di Intesa Sanpaolo a Napoli per trasferirsi a New York ed essere esposta al Metropolitan Museum of Art fino al 30 giugno 2017.

Il capolavoro del Merisi, uno dei pezzi più preziosi della collezione, noto per la sua violenta drammaticità, sarà però sostituito, a partire dal 6 maggio, da I musici, un altro straordinario lavoro del genio milanese, prestato a Napoli dal MET.

Martirio di sant’Orsola di Caravaggio. Una storia travagliata e una difficile attribuzione

Il Martirio si sant’Orsola fu commissionato dal principe Marcantonio Doria ed eseguito dall’artista nel 1610, circa un mese prima della morte.  La tela venne realizzata con grande rapidità, in vista dell’imminente partenza del Merisi per Porto Ercole.

La fretta fu tale che il dipinto uscì dallo studio del Caravaggio ancora fresco di vernice, e una volta consegnato fu disastrosamente esposto al sole, circostanza che, nel tempo, determinò la sofferta conservazione del capolavoro.

Caravaggio mostra MET
Caravaggio, I Musici, 1595, Metropolitan Museum of Art, New York

«Pensavo di mandarle il quadro di Sant’ Orzola questa settimana però per assicurarmi di mandarlo ben asciuttato, lo posi al sole, che più presto ha fatto revenir la vernice che asciugatole per darcela il Caravaggio assai grossa: voglio di nuovo esser da detto Caravaggio per pigliar suo parere come si ha da fare perché non si guasti».

Queste parole che compaiono in una lettera indirizzata a Marcantonio Doria, scritta nel 1610 a Napoli da Lanfranco Massa, cittadino genovese e procuratore nella città partenopea della nobile famiglia, hanno permesso, dopo alterne vicende, la definitiva attribuzione dell’opera a Caravaggio.

Una tela intesa e drammatica salvata da un restauro eccezionale

L’esposizione dell’opera a New York giunge dopo un importante restauro promosso dalla Banca tra il 2003 e il 2004, che ha ripristinato l’originaria coerenza dell’immagine al punto da renderla più fedele alle intenzioni dell’autore. In particolare l’intervento ha permesso il recupero del braccio e della mano di uno dei personaggi, di un tendaggio, nel fondo, e delle sagome di un paio di teste dietro il piano della santa.

La tela, nella quale l’artista ritrae sant’Orsola nel momento stesso in cui viene trafitta dal tiranno Attila con una freccia, discostandosi pertanto dall’iconografia tradizionale che raffigurava la santa coi soli simboli del martirio, si caratterizza per il suo tono intenso, drammatico, scaturito anche dal prevalere delle ombre.

Caravaggio mostra MET
Caravaggio, Negazione di San Pietro, 1609-1610, Metropolitan Museum of Art, New York

La mostra al Metropolitan Museum of Art sarà un’occasione preziosa per il pubblico americano, che vedrà affiancati per la prima volta il Martirio di sant’Orsola e la Negazione di San Pietro, dipinti accomunati da uno stile rapido, “essenziale”, caratterizzato da un approfondimento psicologico coinvolgente.

Leggi anche: L’america vista dagli Italiani. Una mostra doppia tra il Museo del Novecento e le Gallerie d’Italia

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