Gama Sadarwa: un mostra fotografica per favorire l’integrazione

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Dal 29 giugno al 20 luglio le Officine Fotografiche Milano ospitano Gama Sadarwa, una mostra fotografica collettiva che racchiude gli scatti dei ragazzi dell’ omonimo collettivo.

Un progetto ideato e organizzato dall’associazione culturale Lieudit Cinquante-sept in collaborazione con il fotografo Pietro Masturzo, con lo sponsor tecnico di Canon Italia.

Gama Sadarwa: le foto scattate da giovani richiedenti asilo

I giovani fotografi sono tutti richiedenti asilo provenienti da diversi Paesi africani che hanno deciso di utilizzare il mezzo fotografico per conoscere i luoghi, la cultura e gli abitanti dei piccoli comuni piemontesi che li ospitano.

L’iniziativa Gama Sadarwa è nata nell’ambito del progetto “My Name Is”, un corso di fotografia rivolto ai ragazzi ospitati nei centri di accoglienza gestiti dalla cooperativa Versoprobo nelle province di Novara e Vercelli.

Una mostra, tante storie

“Un viaggio di mille miglia inizia con un passo” aveva detto Christopher affondando la forchetta nel piatto di pasta al pesto che Luciana ci aveva preparato per la pausa pranzo, e che lui aveva modificato, come fa sempre, per soddisfare il suo palato nigeriano.

Si discuteva su come presentare questa mostra ai visitatori, ma io credevo che lui avesse citato il famoso aforisma cinese riferendosi al momento in cui aveva deciso di partire per il lungo viaggio che lo ha portato in Italia attraversando il deserto prima, poi il mare.

Invece no, Christopher non vuole parlare di quel viaggio, me lo aveva già detto quando ci siamo incontrati nel centro d’accoglienza di Orta per iniziare il nostro progetto di fotografia. E me lo avevano detto Mandjou e pure Djibo, perché quel viaggio lì ce l’hanno ancora addosso e non se la sentono di ricordare quell’incubo per soddisfare la mia curiosità. Vogliono partecipare a questo progetto di fotografia per raccontare la loro vita adesso, qui, nel Paese d’approdo.

Vogliono presentarsi a noi, conoscerci, raccontare il nostro incontro e usare una macchina fotografica per farlo. “Questa mostra è il primo passo – dice Christopher – è così che inizia il viaggio del nostro collettivo”. Sanno tutti benissimo che i compagni di viaggio cambieranno strada facendo, qualcuno vedrà respinta la sua richiesta d’asilo, qualcun altro sarà spostato in altri centri d’accoglienza, oppure ci sarà chi deciderà di andar via. Una cosa è certa, non ci stanno a rimanere in questo limbo con le mani in mano mentre aspettano che il giudice emetta il suo verdetto. (Pietro Masturzo)

Leggi anche: “La Terra Inquieta”: alla Triennale di Milano una mostra per raccontare la migrazione

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