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La prima mostra italiana di Luis Felipe Ortega a Roma

Luis Felipe Ortega mostra Roma
Luis Felipe Ortega, Looking Through Something That Appears To Be Oneself (particolare), 2014

Il Macro Testaccio ospita dal 7 febbraio al 22 marzo la prima mostra personale in Italia dell’artista messicano Luis Felipe Ortega, che ha rappresentato il Messico alla 56.a Biennale di Venezia. La mostra dal titolo A Horizon Falls, a Shadow rappresenta un tuffo nel mondo multimediale dell’artista con un cospicuo numero di opere, tra video, fotografia, installazione e disegno.

Il tema dello sguardo, dell’esercizio dell’osservazione, come dichiara l’artista, è centrale nel lavoro  di Luis Felipe Ortega che necessita di un’attenta, prolungata visione. Se in Horizons (2013 – 2017) il lapis compone le tonalità diverse di un orizzonte, di uno spazio reale quanto mentale, in Looking trougth something that appears to be oneself (2014) il visitatore è invitato a rispecchiarsi nei minimi frammenti del reale, fotografati. Nel video Altamura (2016) invece,  le immagini di un paesaggio, accompagnate dalle voci di poeti, scrittori filosofi, scorrono lentamente quasi come fotogrammi e hanno la qualità dei frammenti temporali.

 A Horizon Falls, a Shadow, Luis Felipe Ortega

Dal sottile legame che nel corso del tempo ha intrecciato con altri autori prende forma Double Exposure (Expanded) (2012-2017). Ovvero la rivisitazione di Flowers, il libro d’artista di Fischli & Weiss, così come il video Remake  realizzato nel 1994 con Daniel Guzman, un rievocazione ante litteram di performance di Bruce Nauman, di Terry Fox, di Paul McCarthy.

Dell’inizio della sua carriera è Sanitary Report (1991) registrazione di due azioni – una in uno spazio domestico, l’altra per la strada – richiamandosi a Samuel Becket invita a una riflessione sulla condizione umana. Anche l’attualità trova spazio nella sua ricerca: quella dedicata ai 43 studenti di Ayotzinapa rapiti in Messico nel 2016 e uccisi è dedicato il complesso lavoro Long Night in the Present (2016). Si tratta di una narrazione silenziosa, poiché per Ortega, che ha condiviso con la sua generazione agli inizi degli anni Novanta la volontà di voler partecipare ai processi democratici del suo Paese attraverso la riappropriazione dello spazio pubblico e dell’opera collettiva, ogni opera è intrinsecamente politica.

Così come la grande installazione che campeggia tra le colonne al centro dello spazio espositivo Landscape and Geometry (for P. P. P.) del 2017; un luogo declinato tra vuoto e pieno, dove alla leggerezza della trama ordita dai fili si accompagna la pesantezza delle pietre. L’opera prende ispirazione dall’articolo di Pier Paolo Pasolini “Il vuoto del potere” anche detto “l’articolo delle lucciole” pubblicato il 1° febbraio 1975 su il Corriere della Sera. Ortega trasforma il pensiero dello scrittore in brano poetico poiché come dichiara: “l’artista crea uno spazio con un ordine particolare, a volte un disordine, o un altro tipo di ordine, che sfugge alla normalità”.

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