Furla Series #02: Hague Yang alla Triennale di Milano

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Al via il 6 settembre Haegue Yang: Tightrope Walking and Its Wordless Shadow, il secondo appuntamento di Furla Series, un progetto espositivo che  grazie al quale Fondazione Furla porta in Italia artisti internazionali poco noti al pubblico italiano.

Fino al 4 novembre La Triennale di Milano e Fondazione Furla presentano, negli spazi del Palazzo della Triennale, la prima mostra personale di Haegue Yang in un’istituzione italiana. Attraverso Tightrope Walking and Its Wordless Shadow l’artista sudcoreana, classe 1971, raccoglie la vasta gamma di mezzi espressivi che contraddistinguono la sua pratica: dal collage al video, dalle sculture performative alle grandi installazioni.

L’estrema varietà dei riferimenti e delle visioni prodotte, che si muovono su una sottile linea tra l’indagine sociale e la storia, tra il vissuto personale e la memoria collettiva, genera percorsi immaginifici di grande potenza evocativa in cui oggetti, persone e luoghi sono inestricabilmente interconnessi.

Tightrope Walking and Its Wordless Shadow: la ricerca dell’inesprimibile di Haegue Yang

Tightrope Walking and Its Wordless Shadow si articola in tre ambienti che attraverso la combinazione di lavori iconici e nuove ambiziose produzioni, che rappresentano nodi cruciali nella produzione dell’artista dal 2000 a oggi, restituisce gli elementi ricorrenti nel suo lavoro: l’interesse per l’astrazione e la geometria; il movimento e la performatività; la relazione tra “piegare” e “dispiegare”, che l’artista esplora come pratiche interconnesse.

Al centro la sua ricerca dell“inesprimibile: l’urgenza di creare un linguaggio la cui potenzialità è come la camminata di un funambolo, in cui ogni movimento è molto più che dinamico, è carico di una tensione che evoca emozioni e percezioni. Dall’approccio minimalista che contraddistingue la prima sala all’esuberanza fastosa dell’ultimo ambiente, il percorso espositivo riflette gli estremi tra cui si muove la sperimentazione continua di Haegue Yang, in cui l’incontro casuale con un oggetto o un materiale può generare forme, emozioni e narrazioni inaspettate e dove la negazione di conoscenze acquisite coincide sempre con l’apertura di nuove prospettive.

Leggi anche: Spazi Eterni, Emad Ahmad Abdullah a Milano

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