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Il genio di Andy Warhol in mostra a Roma

Andy Warhol mostra Roma
Immagine dell'allestimento della mostra Andy Warhol

In occasione del novantesimo anniversario dalla nascita del genio della Pop Art internazionale, il 3 ottobre apre i battenti a  Roma, negli spazi del Complesso del Vittoriano – Ala Brasini,  un’esposizione interamente dedicata al mito di Andy Warhol.

Andy Warhol: il più prolifico e noto artista nella storia dell’arte contemporanea. Icona dalla vita straordinaria e tra i più grandi rivoluzionari del linguaggio artistico e culturale occidentale

La  mostra parte  dalle  origini artistiche  della Pop  Art: quando nel  1962  l’artista di  Pittsburgh inizia a usare  la  serigrafia  e crea  la  serie Campbell’s  Soup, minestre  in  scatola  che  Warhol  prende  dagli scaffali  dei  supermercati  per  consegnarli  all’Olimpo  dell’arte. Seguono poi  le  serie  su  Elvis,  su  Marilyn,  sulla  Coca-Cola. 

A  colpire  Warhol  sono  quegli  oggetti  che abbattono  il  divario  tra  ricchi  e  poveri:  una  Coca-Cola  se  la  può  permettere  chiunque  e,  per  quanto sia  enorme  il  potere  d’acquisto  di  un  milionario,  la  sua  Coca-Cola  non  sarà  più  buona  di  quella  di chiunque  altro.  È  in  questi stessi anni  che  comincia  a  dire  che  ognuno  ha  diritto  a  15  minuti  di  celebrità, quella  celebrità  da  cui  è  ossessionato  da  sempre  e di  cui  nel  percorso  espositivo  non  mancano  le testimonianze. 

Andy Warhol Liz, 1964 Serigrafia su carta. Collezione privata, Monaco (MC) ©The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc. by SIAE 2018 per A. Warhol

Andy Warhol  diventa il  centro  catalizzatore  della  cultura  newyorchese, frequenta  i  locali  più  ambiti  del  momento,  come  lo Studio  54  o  il  Max’s  Kansas  City. Nel ‘63 si trasferisce a lavorare in uno stabile sulla quarantasettesima est, etichettato in breve tempo “Silver Factory”, la fabbrica d’argento, per l’aspetto che Billy Name, fotografo e grande amico di Warhol , riuscì a darne riempiendo i muri di carta stagnola.

Nel 1969 fonda Interview, un magazine interamente dedicato alle celebrità, forse l’unica vera, grande fissazione di Warhol. Nella metà degli anni ’70 dipinge incessantemente ritratti,  usando come base le polaroid scattate dai tanti personaggi che continuano a popolare la FactoryLiz Taylor, Sylvester Stallone, John Wayne, Liza Minnelli, Valentino, Armani, Caroline di Monaco e Michael Jackson.

Sono gli anni ’70 e ’80 a incoronarlo come il più prolifico e noto artista vivente, un’icona dalla vita straordinaria, tra i più grandi rivoluzionari, del linguaggio artistico e culturale, di tutti i tempi. Nel pieno della fama e della popolarità, il 22 febbraio del 1987 Andy Warhol muore sotto i ferri di una semplicissima operazione alla cistifellea, lasciando il mondo orfano di un personaggio che, come pochi altri, ha cambiato il corso della storia.

170 opere che si intrecciano con la vita privata e la carriera artistica di Andy Warhol

A Roma fino al 2 febbraio 2019 l’esposizione, con le sue oltre 170 opere,  riassume l’incredibile vita di un personaggio che ha cambiato per sempre i connotati non solo del mondo dell’arte ma anche della musica, del cinema e della moda, tracciando un percorso nuovo e originale che ha stravolto in maniera radicale qualunque definizione estetica precedente.

Dalle principali icone che hanno condizionato il divenire dell’artista, come la celebre Campbell’s Soup del 1969Ladies and Gentleman (1975) ai i ritratti di grandi personaggi, alcuni dei quali mai incontrati, che da figure storiche ha trasformato in icone pop, come Marilyn (1967), Mao (1972) e gli stessi Self portrait.

Andy Warhol mostra Roma
Andy Warhol, Mao, 1972 Serigrafia su carta. Collezione privata, Santena (TO) ©The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc. by SIAE 2018 per A. Warhol

Dai legami con la moda con i ritratti di Valentino (1973), Giorgio Armani (1981) e Regina Schrecker (1983) ai rapporti con il mondo musicale, partendo dai ritratti di Mick Jagger (1977), Rats and Star (1983), Miguel Bosè (1983), Billy Squier (1982) sino alle copertine dei dischi, alcune con intuizioni figurative di intramontabile successo come la celebre “banana sbucciabile” di The Velvet Underground & Nico del 1967 e i mitici “jeans incernierati” di Stick Fingers dei Rolling Stones del 1971.

Sono inoltre presenti in mostra le preziose polaroid dell’epoca che rappresentano anche il punto di partenza per la realizzazione dei ritratti serigrafici e i celebri self portrait e un omaggio al mondo cinematografico celebrato in mostra attraverso i ritratti di Liz Taylor(1964), Judy Garland (1985), Silvester Stallone (1980) e Arnold Schwarzenegger (1977).

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