Galerie des glaces, Roberto Fanari alla Fondazione Arnaldo Pomodoro

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Dal 21 novembre al 21 dicembre, la Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano ospita  Galerie des glaces progetto di Roberto Fanari (Cagliari, 1984). Terzo e ultimo appuntamento con il nuovo ciclo delle Project Room della Fondazione, che mette a disposizione di giovani curatori e artisti il proprio spazio e le proprie competenze, per raccontare al pubblico le ultime tendenze della scultura contemporanea.

Dopo l’indagine sulla tecnologia e le incidenze esistenziali di Donato Piccolo e lo sguardo di Roberto Pugliese su un luogo in cui la materia della scultura può diventare intangibile perché musicale, si apre l’ultimo momento con Roberto Fanari che, creando una stanza vuota, costringe il pubblico a relazionarsi con la propria immagine.

Fanali ha infatti realizzato una vera e propria galleria degli specchi, riducendo le linee minimali che delimitano lo spazio della Project Room per fare della sua scultura-architettura un luogo rarefatto in cui il visitatore è solo con se stesso.

Roberto Fanari, Galerie des glaces: una galleria degli specchi che costringe il pubblico a relazionarsi con la propria immagine

Roberto Fanari ricostruisce un “salone delle feste” tipico degli antichi palazzi reali, intervenendo sul perimetro della stanza vuota, spogliando le pareti di tutte le necessità decorative e lasciando solo agli specchi il compito di interagire con il visitatore. L’immagine riflessa obbliga la persona a confrontarsi con il proprio io profondo. Stare davanti a uno specchio significa cercare un punto di mediazione tra i diversi livelli della psiche.

In questo modo l’osservatore si osserva, è testimone della propria storia. Fanari, che di norma illustra le relazioni attraverso figure-modelli in filo di ferro saldato, qui rinuncia alla partecipazione dei suoi manichini-attori per svincolare chi entra da qualsiasi legame e da ogni forma di condivisione, giacché la scena può svolgersi solo nell’intimità estrema.

In questo ambiente risuoneranno musiche composte da Francesco Fugazza. Alla base della composizione si avverte il progetto di campionamento del suono dei principali materiali di lavoro dello scultore, che è stato poi rielaborato in post produzione al fine di creare una successione di fotografie sonore ispirate a Gymnopédie n°3 di Erik Satie.

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