L’arte “completamente astratta” di Hans Hartung a Milano

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Hans Hartung. Beyond Abstraction: la galleria Dellupi Arte di Milano ospita, dal 23 novembre 2018 al 26 gennaio, una mostra che ripercorre circa quarant’anni di ricerca dell’artista tedesco Hans Hartung attraverso una selezione di dipinti su tela e su carta realizzati in vari momenti del suo percorso.

La ricchezza della sua produzione, la varietà delle soluzioni tecniche impiegate, unite al desiderio di sperimentazione – ricorda la curatrice Ilaria Porotto – contraddistinguono Hans Hartung come uno tra i più significativi protagonisti dell’arte astratta; la sua pittura – libera da vincoli ed etichette – ha caratterizzato l’arte del secondo Novecento, influenzando generazioni di artisti più giovani”.

Hans Hartung. Beyond Abstraction: 15 opere che ripercorrono quarant’anni di ricerca dell’artista tedesco

Si tratta di una piccola mostra antologica con circa quindici significative opere, che segue un percorso cronologico: partendo dai lavori degli anni Cinquanta, dove prevale ancora un linguaggio fortemente segnico, si concentra sugli anni Sessanta e Settanta, quando Hartung sviluppa una nuova gestualità e sperimenta inediti strumenti per grattarescavareimprimere la superficie della tela, per completarsi con i dipinti della maturità eseguiti negli anni Ottanta, le sue creazioni più liriche, in cui il gesto è completamente libero di esprimersi.

Nelle opere in mostra appare evidente come Hartung declini il suo linguaggio in un segno pittorico fremente e vitale. Come ben rappresentato da alcuni dei lavori esposti, come il vinilico su tela del 1963 T1963-K3 o T1965-E3 del 1965, per ottenere ciò, l’artista si avvale di strumenti nuovi, sperimentando utensili comuni e oggetti di uso quotidiano, come rullispazzolerami e rastrelli da giardino, ma anche l’aerografo, spruzzi e compressori.

Hartung elabora così una personalissima modalità stilistica e operativa. In capolavori come T1962-U4, anch’esso in mostra, una nuvola di colore indefinito si dissolve in una profondità spaziale popolata da linee sinuose o nervose, accostate o intrecciate l’una all’altra, scalfite nello strato pittorico. Il quadro si trasforma al contempo in energia primigenia ed esperienza lirica: un’arte completamente astratta, priva di ogni tipo di riferimento, ma trampolino verso l’infinito, capace di suscitare emozioni e generare bellezza.

La rassegna si conclude con gli acrilici degli anni ’80 che descrivono uno dei momenti forse più affascinanti della carriera dell’artista dove i segni e i graffi esprimono un potenziale armonico che arriva a delle punte di poesia del tutto inaspettate nelle quali si riconoscono reminiscenze di elementi naturali o paesaggistici.

Leggi anche: Galerie des glaces, Roberto Fanari alla Fondazione Arnaldo Pomodoro

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