Home Arte Il linguaggio universale di Franca Ghitti alle Gallerie D’Italia di Milano

Il linguaggio universale di Franca Ghitti alle Gallerie D’Italia di Milano

108
© Ph. Fabio Cattabiani | Franca Ghitti, Bosco, primi anni 80, installazione, legni, rete metallica, tondo con coppelle di siviera e polvere di ferro, dimensioni variabili
© Ph. Fabio Cattabiani | Franca Ghitti, Bosco, primi anni 80, installazione, legni, rete metallica, tondo con coppelle di siviera e polvere di ferro, dimensioni variabili

La sede milanese delle Gallerie D’Italia omaggia il composito universo creativo della scultrice Franca Ghitti con una personale a lei dedicata dal titolo Franca Ghitti: Altri Alfabeti. Sculture, installazioni e opere su carta.

Dal 15 gennaio al 17 febbraio la stanza 16 dell’istituzione milanese si fa teatro di un percorso dedicato all’articolato linguaggio di una delle scultrici più rinomate a livello internazionale. Un itinerario che include creazioni della Ghitti di diverso periodo, dagli anni Sessanta ai Duemila, raccolte sotto l’emblematico titolo Altri Alfabeti, con cui l’artista ha voluto indicare un nuovo ciclo di opere, pagine di carte e chiodi, realizzato a partire dall’inizio del nuovo millennio e diventato poi rappresentativo dell’intera sua produzione.

Franca Ghitti: Altri Alfabeti. Sculture, installazioni e opere su carta

Un linguaggio universale, che prende spunto da incisioni rupestri, simboli primitivi, oggetti provenienti da un mondo artigiano fatto di legno e ferro; assi lignee, avanzi di segheria, antiche fucine, chiodi, polveri di fusione, scarti di lavorazione delle industrie metallurgiche vanno a comporre le opere di Franca Ghitti, che narrano del forte legame tra l’uomo e il suo territorio, e tra l’artista e la sua terra d’origine, la Valle Camonica.

Vi si leggono, tra le righe, anche le esperienze maturate durante gli anni della formazione a Brera, poi Parigi e Salisburgo, fino all’Africa centro-orientale, dove prende forma la consapevolezza della scultura “come progetto che ricompagina materie, energie e forze vitali”, come si legge nel suo Quaderno di lavoro.

Un archivio del territorio, la memoria di una comunità che lascia tracce del suo passato attraverso  materiali di scarto e di recupero del presente

Dalle leggende ai dialetti, dagli utensili ai diversi aspetti del lavoro artigianale: tutto questo confluisce nel lavoro della Ghitti e testimonia una civiltà descrivendola con parole “altre” da quelle contenute nei libri. La scultura include quindi un archivio del territorio, il linguaggio attraverso cui restituire la memoria di una comunità raccontata da tutti questi materiali di scarto e di recupero, che ricordano progetti di lavorazione e sono tracce di una creazione che si è rinnovata per secoli attraverso quelli che l’artista vede come gesti ripetuti.

Del passato rimane quindi la traccia presente, che permane nel tempo e testimonia il processo del fare manuale. Il tutto nei lavori di Franca Ghitti viene narrato con un linguaggio essenziale e concreto, legato a linee e forme geometriche, in cui si crea un disegno di mappe, una collezione di segni. Quelli della Ghitti sono dunque non solo “altri alfabeti”, ma anche “nuovi alfabeti”, che nel suo lavoro si ergono a documentazione, informazione, archiviazione di un territorio che l’artista ci restituisce in un linguaggio insieme archetipico e modernissimo.

Leggi anche: Franco Cardinali in mostra a Milano a 30 anni dalla scomparsa