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La via Crucis di Mimmo Paladino a Milano

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Mimmo Paladino mostra Milano
Opera di Mimmo Paladino

In preparazione alla Pasqua 2019, la Galleria San Fedele e il Centro Pastorale “C. M. Martini” nell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, in collaborazione con il Museo San Fedele – Itinerari di arte e fede e con la partecipazione della Fondazione Carlo Maria Martini, ospitano, dal 13 febbraio al 28 marzo, il ciclo Via Crucis realizzato da Mimmo Paladino.

 La mostra, presenta 14 formelle in ceramica invetriata che nel 2015 l’artista campano ha realizzato per la cappella universitaria del Centro pastorale di Milano “Carlo Maria Martini”. In continuità teologica con il soggetto della Via Crucis, è esposto il dipinto di Giambattista Langetti (1635-1676) Cena in Emmaus, proveniente dal Museo San Fedele – Itinerari di Arte e Fede.

La mostra prosegue poi nella sede del Museo, dove sono presenti altre opere di Paladino, Sacro Sud, e l’installazione Ex voto nella “Cappella delle ballerine”. Un inedito confronto potrà essere infine stabilito nella cripta della chiesa di San Fedele tra l’opera di Mimmo Paladino e la splendida Via Crucis di Lucio Fontana (1957).

Mimmo Paladino: un’archeologia della memoria a confine tra religioso, onirico e poetico

Le formelle di Mimmo Paladino sono dipinte con tocco rapido e veloce in nero su di un omogeneo fondo d’oro zecchino. Con scene sobrie ed essenziali, costruite attraverso semplici dettagli di volti, di croci, di mani o di rami, di ombre inafferrabili di presenze umane, Paladino fa riferimento a un mondo mitico-simbolico che affonda le proprie radici alle origini della storia, riconducendoci a una realtà primordiale, antica e arcana, invitandoci a percorrere un cammino a ritroso nel tempo.

Con grande vigore formale e cromatico, ogni formella rimanda a un’archeologia della memoria, a un mondo costituito di tracce e di simboli ancestrali. L’artista interpella il passato, perché possa rivelare oggi il senso della vita.

Le formelle di Paladino si pongono al confine tra il religioso, l’onirico e il poetico, come se tra queste dimensioni non ci fosse una distinzione precisa. Sono queste le componenti ineliminabili dell’essere stesso dell’uomo e del suo modo di interpretare il mondo, di riflettere sul proprio destino. Come invocazioni silenziose, ogni scena s’interroga sul mistero. Questo mistero è Cristo, il cui sacrificio d’amore si prolunga nel riscatto delle sofferenze di ogni uomo.

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