Home Arte Daniel Steegmann Mangrané, la prima volta in Italia al HangarBicocca

Daniel Steegmann Mangrané, la prima volta in Italia al HangarBicocca

267
Daniel Steegmans Mangrané mostra Milano Hangar
Opera di Daniel Steegmans Mangrané

Pirelli HangarBicocca ospita, dal 12 settembre 2019 al 19 gennaio, la prima mostra personale di Daniel Steegmann Mangrané in Italia. Oltre venti opere realizzate dal 1998 a oggi restituiscono ai visitatori un’indagine artistica orientata sui temi della complessità ecologica e della dialettica tra uomo e natura.

Daniel Steegmans Mangrané, il rapporto tra individuo e società

Tramite la combinazione di elementi naturali e di dispositivi tecnologici, Daniel Steegmann Mangrané (Barcellona,1977; vive a Rio de Janeiro dal 2004), crea le proprie opere spaziando attraverso una grande varietà di media come il disegno, l’installazione, la fotografia, la scultura, il film, il video, gli ologrammi e la realtà virtuale. Con la sua pratica indaga le relazioni tra gli individui e la società ed esplora il senso di collettività, dando vita ad ambiziosi progetti espositivi.

Al contempo, affascinato dalla biodiversità della foresta pluviale brasiliana, Steegmann Mangrané apre a una serie di riflessioni sulla fragilità e sulla possibile scomparsa di questo ecosistema, coinvolgendo direttamente lo spettatore in un confronto intimo con la rappresentazione della natura e delle sue componenti vegetali e animali.

A Leaf-Shaped Animal Draws The Hand, un paradosso poetico in cui mondo animale e umano sembrano  integrarsi, mettendo in discussione gli ordini e i comportamenti precostituiti

La mostra dal titolo, A Leaf-Shaped Animal Draws The Hand, curata da Lucia Aspesi e Fiammetta Griccioli, presenta oltre venti opere realizzate dal 1998 a oggi, tra cui uno dei primi lavori dell’artista, Lichtzwang (1998–in corso), una serie composta da centinaia di acquerelli con disegni geometrici e astratti che costituiscono la genesi della sua intera produzione.

Nell’opera di Steegmann Mangrané elementi organici e caotici convivono con forme lineari e nette, come accade in uno dei suoi lavori più iconici, Phasmides (2012). In questo film l’artista esplora l’interconnessione tra il mondo biologico e quello artificiale attraverso l’osservazione di un fasmide, nome entomologico dell’insetto stecco, inserito in un’ambientazione in cui i confini tra realtà e finzione sembrano sfaldarsi.

Questo animale è un motivo ricorrente nell’opera dell’artista, presente nel disegno a muro Morfogénesis-cripsis (2013), negli ologrammi come Holograma (estructura con bicho) (2013) o in A transparent Leaf Instead Of The Mouth (2016–2017). Quest’ultimo lavoro è concepito come un terrario dove piante e arbusti locali convivono con diverse specie di insetti stecco e insetti foglia esotici.

Leggi anche: UNPUBLISHED PHOTO 2019, 6 giovani fotografi a Milano