John Madu, Africa e post-colonialismo in mostra a Milano

In copertina: John Madu, Chivalry Is Dead 2, 2022. Acrylic on canvas, 227x190 cm.

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Con la personale John Madu. The Year of the Masque, la Fondazione Mudima porta per  la prima volta in Italia, l’artista Nigeriano John Madu.

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Dal 10 giugno all’8 luglio 2022 la mostra milanese presenta la produzione recente di una delle personalità più significative di quella nuova avanguardia di artisti africani che dà attualmente forma e voce all’arte contemporanea in Nigeria e nella più ampia regione dell’Africa occidentale.

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John Madu, If only life was a circus, 2022. Acrylic on canvas, Diptych, 284×462 cm.

Un’avanguardia che, collettivamente, attraverso la ritrattistica e la figurazione, smantella i costrutti razziali negativi; celebrando gli uomini e le donne di colore con uno sguardo fiducioso e assertivo. Una prospettiva che, nel lavoro di Madu, trova una disamina critica del rapporto storicamente ineguale tra Africa e Occidente e del processo di decolonizzazione.

John Madu. The Year of the Masque. Duplicità e contraddizioni della vita umana

I sedici dipinti in mostra con la loro tavolozza audace e vibrante, conducono con ironia il pubblico a una maggiore consapevolezza su temi cari all’artista: le difficoltà economiche; le politiche derivanti dalla decolonizzazione e da una leadership corrotta e inefficace; la brutalità della polizia; il tribalismo.

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Temi apparentemente di politica interna ma in larga parte conseguenze dell’ipocrisia e dell’ambiguità con cui i paesi Occidentali hanno condotto il processo di indipendenza di questa parte del mondo. È proprio a tale ambiguità che si riferisce la “maschera” citata nel titolo della mostra, come simbolo della duplicità e delle contraddizioni che caratterizzano le situazioni della vita umana.

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John Madu, Soot City, 2022. Acrylic on canvas, 227×190 cm.

Il lavoro di John Madu, è caratterizzato dall’ampio uso di simboli e allegorie: agli spazi domestici, agli oggetti di uso comune, ai soggetti colti in momenti di quotidianità, l’autore attribuisce significati nascosti che nell’osservatore deflagrano in un senso di straniamento.

Stesso effetto sortiscono la grande attenzione riservata ai dettagli, l’accostamento surreale dei colori, le citazioni attinte dalla storia dell’arte occidentale, dalla mitologia africana e dalla cultura popolare, che consentono all’artista di navigare senza soluzione di continuità tra tradizione e modernità, tra immaginazione e realtà.

“Nel complesso – scrive Oliver Enwonwu nel suo testo in catalogo – l’arte di John Madu racconta la storia e documenta il presente, offrendo uno sguardo unico sulle opportunità del futuro. In effetti, il nostro è un tempo di rapido progresso tecnologico e innovazione, massiccia espansione urbana alimentata dalla crescita economica, dal materialismo, dallo sfruttamento, così come da mali tra cui la gentrificazione, la schiavitù moderna e la stratificazione sociale. Mentre poggiamo il nostro sguardo sulle storie pittoriche di Madu, siamo costretti a contemplare la nostra stessa esistenza mentre negoziamo il nostro posto in un mondo sempre più globalizzato”.

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