Fondazione Prada: il nuovo site-specific del collettivo Gelitin

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Slight Agitation 3/4: Gelitin è il terzo capitolo del progetto espositivo ideato dal Thought Council di Fondazione Prada. Un percorso costituito da quattro commissioni site-specific che si succedono negli spazi della Cisterna della sede di Milano.

“Slight Agitation” prosegue nella sua terza fase con l’intervento del collettivo austriaco dei Gelitin, composto da Wolfgang Gantner, Ali Janka, Florian Reither e Tobias Urban. Il loro lavoro segue quello di Tobias Putrih (Slovenia, 1972) e Pamela Rosenkranz (Svizzera, 1979), mentre Laura Lima (Brasile, 1971) sarà l’artista dell’ultima fase di “Slight Agitation”.

Slight Agitation 3/4tre istallazioni del collettivo Gelitin alla Cisterna di Fondazione Prada 

Il collettivo Gelitin ha realizzato un progetto, dal titolo POKALYPSEA-APOKALYPSE-OKALYPSEAP, composto da tre grandi sculture con un’esplicito riferimento ad archetipi architettonici di derivazione classica (l’arco di trionfo, l’obelisco e l’anfiteatro), sovvertendone le componenti retoriche e monumentali. Concepite tanto come simboli quanto come strutture per un vivere quotidiano, le tre installazioni tracciano un metaforico arco tra ciò che è chiuso e individuale e ciò che è aperto e collettivo, dall’esplicitamente erotico alla gioia sublimata dello stare insieme.

Questo intervento si inserisce all’interno della loro pratica artistica che, a partire dagli anni Novanta, si è misurata con la reinterpretazione dell’arte dei totalitarismi e della performance, sviluppando una radicale critica verso le istituzioni. I loro lavori hanno anticipato i codici dell’Estetica relazionale e inventato un linguaggio scultoreo e un approccio all’installazione anarchici e irriverenti.

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Dal 20 ottobre al 26 febbraio, lo spazio centrale della Cisterna è occupato da Arc de Triomphe (2003-17), la riproduzione di una figura maschile “alta come un elefante”, realizzata in legno, acciaio e plastilina. Se la forma e le dimensioni della scultura suggeriscono l’idea dell’arco romano, la presenza di una fontana funzionante, inglobata come un elemento fallico nella stessa struttura, trasforma lo spazio espositivo in un luogo collettivo in cui si manifesta in pieno l’approccio liberatorio dei Gelitin.

L’ambiente di sinistra accoglie una scultura “alta come una giraffa”, costituita da blocchi di polistirolo che ricorda, allo stesso tempo, le tipiche costruzioni degli Inuit, un obelisco monumentale o ancora un sigaro disposto su un grande tavolo.
Il terzo lavoro è una struttura a spirale in legno che assume la configurazione di un anfiteatro romano. I visitatori non solo possono entrare all’interno della scultura e sedersi sugli spalti, ma sono chiamati a fumare una sigaretta al centro dell’installazione. Chi decide di condividere questa azione banale con gli altri spettatori presenti diventa protagonista di una breve performance effimera che, secondo i Gelitin, si colloca a metà strada tra il Teatro dell’assurdo di Samuel Beckett e un’esibizione al karaoke.

Come sottolinea Dieter Roelstrate, “nella storia tripartita di POKALYPSEA-APOKALYPSE-OKALYPSEAP, la questione fondamentale è la riflessione sui fondamenti della scultura così come si esprimono nelle tre tradizionali modalità di manifestazione della materia nell’universo conosciuto: lo stato solido (plastilina, polistirolo, legno), liquido (il getto d’acqua ben direzionato dell’arco di trionfo) e gassoso (il fumo di sigaretta, la polvere che si deposita tutt’attorno); o nella logica liquida delle vie di ‘transizione’ predilette dalla materia: congelamento e scioglimento; condensazione ed evaporazione.”

Leggi anche: 1965-1975: Chicago ed i suoi artisti a Fondazione Prada

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