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Il Giappone dell’800 nelle fotografie di Linda Fregni Nagler

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Linda Fregni Nagler mostra Milano
Linda Fregni Nagler, Jinrikisha (YS_ FUJI_LFN_032), 2018. Hand Colored Gelatin Silver Print

Banca Generali dal 17 dicembre al 7 aprile, nella sede Private di Piazza Sant’Alessandro 4 a Milano, ospita la mostra Hana to Yama di Linda Fregni Nagler, una delle artiste italiane più interessanti e apprezzate nel panorama internazionale.

La personale propone più di 30 fotografie legate alla sua ricerca pluriennale sulla “Scuola di Yokohama” sviluppatasi in Giappone nella seconda metà dell’Ottocento in concomitanza con l’apertura delle frontiere e la modernizzazione del paese, che attirò all’epoca molti artisti e intellettuali in quello che venne definito una sorta di nuovo grand tour d’oriente.

Linda Fregni Nagler, Hana to Yama: i venditori ambulanti di fiori e le vedute del Monte Fujiyama nelle fotografie dell’ottocento giapponesi

Hana to Yama offre un nuovo scorcio su uno stile fotografico che univa la tecnica occidentale della stampa all’albumina con la tradizionale maestria dei pittori locali, con risultati artistici innovativi e di notevole pregio. Grande collezionista di fotografie storiche e affascinata dalle peculiarità di questa scuola, Linda Fregni Nagler porta avanti da diversi anni un percorso di raccolta di soggetti appartenenti a questo genere fotografico con l’obiettivo di far rivivere un mondo in via di estinzione e richiamare il carattere artistico di queste immagini, per le quali si presenta anche una grande difficoltà di attribuzione.

Il titolo della mostra, Hana to Yama (Fiori e Montagna), rispecchia i due nuclei di fotografie presentati: i venditori ambulanti di fiori e le vedute del Monte Fujiyama, ovvero i due tipici soggetti che ricorrono nella Scuola di Yokohama. L’artista ha ri-fotografato gli originali in suo possesso, li ha stampati in camera oscura su carta cotone e li ha colorati a mano, dopo un lungo processo di ricerca e messa a punto di materiali e pigmenti che oggi possono essere assimilati a quelli della Yokohama Shashin. Nel suo studio si è, di fatto, messa in atto una catena di lavoro simile a quella degli studi giapponesi.

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