Veduta: l’omaggio di Velasco Vitali alla città di Milano

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M77 Gallery ospita a Milano, dal 5 marzo al 25 maggio, Veduta, la nuova personale dell’artista Velasco Vitali (Bellano, 1960) curata da Danilo Eccher. La mostra, sviluppata su ambo i piani della galleria, è concepita come un unico grande progetto espositivo ed è un omaggio alla città di Milano e alla storia che intreccia tra loro i luoghi cari all’artista.

In mostra i temi tipici dell’iconografia di Velasco Vitali, le rassicuranti prospettive naturali a lui tanto care e le rappresentazioni delle città. Le guglie del duomo di Milano richiamano fortemente i profili rocciosi e frammentati dei monti, accomunando le opere dei due piani della mostra in un discorso ideale unitario.

Veduta, Velasco Vitali. Un omaggio alla città meneghina e alla sua storia

Al piano terra la scena è interamente occupata da una grande tela, raffigurante un paesaggio alpino: sono le Prealpi lombarde, al centro delle quali si ergono la Grigna e il Resegone. L’opera si ispira al celebre disegno che Leonardo da Vinci esegue dal Duomo di Milano. Quel panorama non solo lo interessò al punto da osservarlo e studiarlo a lungo, ma gli fu anche familiare.

Vitali prosegue lo studio del grande artista rinascimentale ingrandendo e dando colore a quella stessa corona di monti. Il pittore bellanese vede in queste cime luoghi del cuore e dell’anima, paesaggi a lui familiari sin da bambino. Proprio per questo intimo legame che inesorabilmente passa attraverso l’acqua, il grande dipinto si rispecchia, sdoppiandosi come in una visione, in un lago artificiale realizzato appositamente negli spazi della galleria; metafora del cambio di prospettiva, il lago rappresenta il luogo dove le riflessioni dell’artista si riflettono e amplificano la loro profondità.

Al piano superiore l’artista pone il Duomo di Milano al centro della sua opera e lo riprende da tre prospettive diverse in quattro diversi momenti della giornata: alba, mezzogiorno, pomeriggio e notte. Tale sezione di opere prende ispirazione da un’altra importante figura della storia dell’arte, Claude Monet (1840-1926), che decise di condurre la propria ricerca luministica su un monumento icona nazionale, la cattedrale di Rouen.

L’artista francese in questa serie di trenta opere dimostrò uno dei punti fondamentali del movimento impressionista, ovvero come la percezione che abbiamo della realtà è molto diversa dal suo aspetto oggettivo: nella nostra percezione del mondo entrano in gioco la luce, il movimento e le condizioni meteorologiche in modo che ogni istante risulta diverso da quello successivo. Velasco decide di estremizzare tale ricerca da un punto di vista cromatico ed elimina completamente i colori, utilizzando solo il bianco e il nero.

Leggi anche: La luce e lo spazio, a Milano la personale di Marco Palmieri

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