Foto/Industria, a Bologna la quinta edizione dedicata al FOOD

In copertina: MISHKA HENNER Feedlots, Tascosa Feedyard, Bushland, Texas 2013 © Mishka Henner. Courtesy of the artist and Galleria Bianconi, Milano

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Torna Bologna fino al 28 novembre 2021 Foto/Industria. La città ospita, infatti, la quinta edizione della Biennale di Fotografia dell’Industria e del Lavoro, promossa e organizzata da Fondazione MAST con 10 esposizioni nel centro storico e una al MAST.

FOOD l’edizione 2021 di Foto/industria dedicata alle complessità della questione alimentare

Titolo di Foto/Industria 2021FOOD, un tema di fondamentale importanza per il suo inscindibile legame con questioni di ordine filosofico e biologico, storico e scientifico, politico ed economico. Al centro della Biennale si trova il soggetto dell’industria alimentare. Il bisogno primario del cibo si sovrappone a quello delle immagini in un percorso che si sviluppa all’interno di una materia insieme senza tempo e di stringente attualità.

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Un settore in rapido sviluppo che risponde alle più importanti trasformazioni in atto su scala globale: la questione demografica, il cambiamento climatico e la sostenibilità. Fotografia e gastronomia si fondono dalla teoria alla pratica innescando una serie di riflessioni sulla complessità della “questione alimentare”.

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Tra i principali argomenti oggetto delle 11 mostre di Foto/Industria 2021, che ripercorrono un secolo di storia dagli anni Venti ad oggi, figurano: l’industria alimentare e il suo impatto sul territorio; il rapporto tra alimentazione e geografia; la meccanizzazione della coltivazione e dell’allevamento; la questione del grano; l’alimentazione organica e naturale; i mercati e le tradizioni locali; la pesca nei mari e nei fiumi.

Undici fotografi, undici appuntamenti diffusi per la città

Tre gli artisti italiani: Ando Gilardi, tra le figure più eclettiche e originali della storia della fotografia italiana. Protagonista della mostra Fototeca al MAST con una combinazione di reportage fotografici e materiali estratti dal pioneristico archivio iconografico che ha fondato nel 1959. Maurizio Montagna che presenta un progetto realizzato appositamente per questa Biennale. Fisheye dedicato al fiume Sesia e alla sua valle (Collezione di Zoologia del Sistema Museale di Ateneo – Università di Bologna). Infine Lorenzo Vitturi che con Money Must Be Made fotografa Balogun, il mercato di strada di Lagos in Nigeria, uno dei più grandi del mondo (Palazzo Pepoli Campogrande – Pinacoteca Nazionale di Bologna).

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Otto poi le partecipazioni straniere. Hans Finsler, tra i padri della fotografia oggettiva degli anni ’30, che nel 1928 ha realizzato la serie Schokoladenfabrik su commissione dell’azienda dolciaria Most (Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna Genus Bononiae – San Giorgio in Poggiale). Herbert List, fotografo tedesco membro della Magnum Photos. Nella mostra Favignana sono esposte 41 immagini sulla mattanza dei tonni avvenuta nell’isola nel 1951 (Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna Genus Bononiae – Palazzo Fava, salone “Mito di Giasone e Medea”). Il francese Bernard Plossu che ha fotografato spezzoni di vita in tutto il mondo e ritratti legati a persone e cibo nella quotidianità in Factory of Original Desires (Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna Genus Bononiae – Palazzo Fava, sale “Le avventure di Enea”). Mishka Henner Fisheye con In the Belly of the Beast. Un’esposizione sul rapporto tra uomo, animali e tecnologia in un processo incessante fatto di consumo, digestione e scarto (Palazzo Zambeccari – Spazio Carbonesi).

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Takashi Homma con la mostra M + Trails. Da un lato il fotografo giapponese raccoglie e mette a confronto le facciate dei negozi di McDonald’s nel mondo soffermandosi su differenze e analogie, dall’altro immortala le tracce di sangue lasciate dai cacciatori di cervi in Giappone (Padiglione dell’Esprit Nouveau). Henk Wildschut con Food si concentra invece sulle più avanzate tecnologie dell’industria alimentare sviluppate per aumentare il volume della produzione (Fondazione del Monte di Bologna e di Ravenna – Palazzo Paltroni). L’artista americana Jan Groover, nota per le sue nature morte, con Laboratory of forms è oggetto di una retrospettiva a partire dalle celebri nature morte riprese nella cucina della sua abitazione, che dialogano con le opere del pittore bolognese Giorgio Morandi custodite nelle sale del MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna. Infine la ricercatrice e attivista palestinese Vivien Sansour che presente Palestine Heirloom Seed Library. Un progetto per salvaguardare antiche varietà di semi e per proteggere la biodiversità (Palazzo Boncompagni).

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