Il Bacio di Hayez: 10 cose da sapere sull’opera

Foto copertina: Il bacio Francesco Hayez, Public domain, via Wikimedia Commons

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Il Bacio di Francesco Hayez, noto solamente come Hayez, è senza dubbio una delle opere più note della storia della pittura italiana e che rese molto famoso il pittore allora come adesso. Ancora oggi infatti l’opera è molto amata dagli appassionati di arte e dal grande pubblico. Il Bacio rese definitivamente Hayez il caposcuola del Romanticismo storico italiano.

Il Bacio di Hayez

  1. L’opera. Ne Il Bacio di Hayez sono raffigurati due giovani innamorati, intenti a baciarsi con passione. Il contesto nel quale sono inseriti i soggetti è quello medievale come si può evincere dall’architettura retrostante ma, soprattutto, dagli abiti dei due giovani. Lo sfondo fa presupporre che la scena sia ambientata in un angolo di un antico castello medievale. A “dirigere” l’azione dell’opera è l’uomo che trattiene tra le mani il volto dell’amata che si lascia andare alle effusioni.
  2. L’analisi. Quello che all’apparenza può sembrare un momento di celebrazione dell’amore, in realtà nasconde dietro ben altri significati. Se ci si sofferma di più a osservare l’opera nei suoi dettagli infatti si può notare che l’uomo ha un piede appoggiato sui gradini come se fosse pronto ad andarsene, come se, più che un momento di passione rubato, questo fosse un addio. Che la situazione attorno ai giovani non è delle più tranquille si evince anche dal pugnale che spunta proprio dal mantello del giovane. Non è da dimenticare infine l’ombra che emerge alla sinistra dell’opera. Quale che sia la sua identità non ci è dato saperlo, ma c’è chi ha persino sospettato che sia qualcuno che osserva in silenzio la scena aspettando il momento giusto per attaccare.
  3. I richiami futuri. Il successo de il Bacio si può riscontrare anche dai tanti, tantissimi richiami in opere future, talvolta con la raffigurazione stessa dell’opera, altre volte con i richiami della scena, della posa e della passione. Tra questi va citato Gerolamo Induno che riprese l’opera di Hayez in due modi diversi. Il primo fu con La partenza del garibaldino dove l’anziana madre saluta il figlio pronto a tornare al fronte. In questo caso il richiamo è sia nel messaggio del saluto, dell’addio, sia nella posa dei due soggetti, inseriti però, in un contesto casalingo. Il secondo richiamo di Induno è con Triste presentimento. Qui l’artista ha inserito un quadro raffigurante proprio l’opera de Il Bacio. Lo stesso anno anche Giuseppe Reina raffigurò una giovane in una stanza con la stampa dell’opera di Hayez ma in questo caso, a differenza di quella di Induno, la ragazza è proprio intenta a osservarla.
  4. Il titolo originale e il committente. In realtà il titolo completo de Il Bacio di Hayez, come siamo soliti chiamarlo, è decisamente più complesso ed emblematico: “Il bacio. Episodio della giovinezza. Costumi del secolo XIV“. L’opera venne realizzata nel 1859 su richiesta del conte Alfonso Maria Visconti di Saliceto.
  5. Dove si trova. Oggi l’opera più bella ammirata di Hayez è conservata alla Pinacoteca di Brera, proprio accanto all’omonima Accademia dove l’artista insegnò pittura nel 1850.

Il bacio Francesco Hayez, Public domain, via Wikimedia Commons

Il Bacio di Hayez significato

6. Il significato politico. Dietro all’opera di Hayez però si nasconde un significato più profondo di un semplice bacio tra due innamorati. Proprio com’era tipico dell’artista infatti il significato del Il Bacio di Hayez è storico e in particolar modo patriottico. La donna infatti rappresenta l’Italia e l’uomo è invece il giovane pronto ad andare al fronte per difenderla.

Il Bacio di Hayez versioni

7. Le versioni. L’opera ebbe talmente tanto successo che Hayez realizzò più versioni del Il Bacio. Le tre varianti sono in realtà molto simili: il soggetto e la collocazione sono esattamente le stesse, quello che varia sono i toni e i colori in particolare del vestito della giovane. Come sappiamo infatti Hayez amava le allegorie e le “nascondeva” in ogni suo dipinto e non solo nei soggetti ma anche nei colori. Le tre versioni diventano così tre differenti quadri, seppur con lo stesso soggetto, per narrare i cambiamenti politici che hanno coinvolto l’Italia nell’Ottocento.

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8. Prima versione. La prima versione è quella originale, ovvero quella che tutti conosciamo, realizzata nel 1859 su richiesta del Alfonso Maria Visconti di Saliceto ed esposta alla Pinacoteca di Brera. Se andiamo a collocarla tra gli avvenimenti storici dell’epoca, notiamo che venne realizzata poco dopo l’ingresso trionfare di Vittorio Emanuele II e Napoleone III a Milano. Ecco quindi che l’abito della donna è di colore blu mentre l’uomo indossa vestiti rossi richiamando i toni della bandiera “straniera” e di quella italiana. E’ così che la prima versione celebra un momento di unione tra le due nazioni sugellando il tutto in un appassionato bacio.

9. Seconda versione. La seconda versione dell’opera risale al 1861, anno della proclamazione del Regno d’Italia. Qui il vestito della giovane donna diventa d’improvviso bianco candido e il verde della tunica dell’uomo viene reso più marcato e visibile. E’ così che il bianco della donna e il rosso e verde dell’uomo creano e celebrano la bandiera italiana e l’Italia.

10. Terza versione. Infine, nella terza versione risalente al 1867, è l’uomo che simboleggia l’Italia attraverso i colori degli abiti. Restano dunque il rosso dei pantaloni, il verde della tunica e il bianco è rappresentato nel velo bianco situato sui gradini, proprio accanto al piede del giovane.

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