Hayez: 10 cose da sapere su di lui e sulle sue opere

Foto copertina: Francesco Hayez, Public domain, via Wikimedia Commons

Francesco Hayez, da molti chiamato solamente Hayez, fu un pittore veneziano della fine del ‘700. La sua arte è molto amata e ammirata dai pittori contemporanei e il suo stile si identifica appieno nel Romanticismo italiano. Da giovane viaggiò molto e frequentò molto Roma, dove conobbe Antonio Canova e ammirò le opere di Raffaello Sanzio, ma fu Milano la città che, più di altre segnò la sua carriera artistica.

Hayez

  1. Milano. come vi abbiamo anticipato Milano fu la città che più di tutte segnò Hayez. Qui diventò professore di arte all’Accademia di Brera nel 1850. Sempre nella città lombarda morì all’età di 91 anni e le sue spoglie vennero portate al Cimitero Monumentale di Milano, nel luogo dove si trovano le personalità illustri della storia italiana.
  2. Lo stile. Le prime opere di Hayez furono neoclassiche, solo più tardi si avvicinò al romanticismo. Le sue opere sono ben studiate da un punto di vista tecnico e i suoi soggetti hanno uno stile chiaro il che rende la sua pittura storica certamente ma con uno stile classico. La particolarità delle sue opere è che, nella maggior parte dei casi, non rappresentano il significato, ma lo nascondono dietro a immagini e colori allegorici.
  3. Romanticismo storico. Tipici della sua arte sono proprio i significati politici e, in particolare quelli patriottici. Non a caso Hayez è considerato il caposcuola del Romanticismo storico, quello che si ispira ai romanzi storici. E’ così che la pittura comincia ad abbandonare miti antichi e soggetti classici per una visione più reale, seppur romanzata.
  4. I ritratti. In quanto pittore non poteva però sottrarsi “ai doveri” del tempo e fu così che nelle sue opere inserì anche i ritratti su commissione o per personaggi noti. Tra questi ricordiamo il ritratto di Alessandro Manzoni e quello di Camillo Benso conte di Cavour. Anche in questo caso però, il realismo fa da padrone tanto che, molto spesso, inserisce i soggetti in ritratti domestici.
  5. Le memorie. La gran parte delle cose che sappiamo oggi su Francesco Hayez, la sua arte e la sua vita, le abbiamo apprese attraverso “Le Memorie” che l’artista stesso fece scrivere all’amica Giuseppina Negroni Prati Morosini nei suoi ultimi anni di vita. Le memorie quindi sono una sorta di autobiografia a quattro mani ricche di dettagli e curiosità. Quando Hayez morì, Le Memorie vennero donate all’Accademia di Brera proprio per volere dello stesso artista.
  6. Il successo. Sin da subito Hayez ottenne un enorme successo sia tra gli amanti dell’arte sia dai grandi nomi della cultura e politica italiana. A decretarne una nota fama contribuì anche Mazzini definendolo come “capo della Pittura Storia che il pensiero Nazionale reclamava in Italia”. Mazzini però non fu l’unico ad apprezzare Hayez, ma vi fu anche Stendhal che ne riconobbe il primato. Infine, la realizzazione di una tela che riguardava una tragedie manzoniana del Conte di Carmagnola, valse ad Hayez le simpatie di Manzoni.

Il bacio di Hayez

Il bacio, Francesco Hayez, Public domain, via Wikimedia Commons

7. L’opera. Hayez ne Il Bacio ha ritratto un momento di estrema passione e coraggio racchiuso in un casto bacio tra due giovani, chiaramente di altri tempi come raffigurano i vestiti che indossano. L’opera venne commissionata dal conte Alfonso Maria Visconti e fu presentata all’Esposizione annuale dell’Accademia di Belle Arti braidense nel 1859.

8. Il significato politico e le altre versioni. Anche in questo caso però l’opera non è altro che un’allegoria di un significato politico, come molto spesso avviene nelle pitture di Hayez. L’immagine infatti narra si di passione, amore e coraggio come si evince da un primo sguardo, ma la donna raffigurata, così come sarà per altri soggetti femminili di Hayez, è un’allegoria dell’Italia. L’Italia infatti è un paese che in molti amano ma che soprattutto hanno amato e per il quale in tanti hanno dato la vita, specie nel periodo di esecuzione dell’opera (1859). Ecco quindi che Il bacio diventa un’opera volta a raccontare la lotta per liberare l’Italia dall’oppressore straniero. Di questa opera che è ancora oggi la più nota, studiata ed esposta opera di Francesco Hayez, ne esistono tre versioni. Le tre varianti in realtà raffigurano la medesima scena e differiscono solamente nei colori degli abiti della donna.

La meditazione di Hayez

9. L’opera. Il manifesto della pittura politica di Hayez è La meditazione. Nel quadro infatti la donna raffigurata altro non è che un’allegoria della libertà. L’ispirazione deriva dall’opera di Delacroix, “La libertà che guida il popolo”. Anche qui infatti vi p una donna seminuda che funge allegoria della libertà. I simboli politi sono anche letteralmente scritti sul libro che la giovane donna tiene in meno “Storia d’Italia” e le date relative alle cinque giornate di Milano. La donna, associata al titolo riesce dunque a trasmettere un messaggio politico importante: l’inquietudine dovuta dalla meditazione, appunto, della vita, del suo senso, in paragone agli eventi di allora. Anche l’importante gioco di luci e ombre aiuta molto nel trasmettere il giusto messaggio. Inizialmente però il titolo dell’opera doveva essere “l’Italia nel 1848” ma venne censurato e cambiato in La Meditazione.

Hayez opere

  1. Le opere. Ecco qui, come sempre, alcune delle opere più importanti di Francesco Hayez.
  • Laocoonte, 1812
  • Rinaldo e Armida, 1812-1813
  • Atleta trionfante, 1813
  • Pietro Rossi prigioniero degli Scaligeri, 1818-20
  • Ritratto di Antonieta Vittali, 1823
  • Ultimo bacio di Romeo e Giulietta, 1823
  • Autoritratto in un gruppo di amici,1824
  • La Maddalena Penitente 1825
  • Venere scherza con due piccioni, 1830
  • Malinconia, 1840-42
  • Incontro tra Esaù e Giacobbe 1844
  • Accusa segreta, 1847-1848
  • Meditazione sulla storia d’Italia, 1848
  • Ritratto di Teresa Manzoni Stampa Borri,1849
  • Ritratto di Gian Giacomo Poldi Pezzoli, 1851
  • Trittico della vendetta, 1851
  • Il bacio, 1859
  • Autoritratto, 1861
  • Distruzione del Tempio di Gerusalemme, 1867
  • Gli ultimi momenti del doge Marin Faliero,1867
  • Odalisque, 1867
  • Ritratto di Alessandro Manzoni, 1874