Henri Cartier Bresson: 10 cose da sapere su di lui e le sue fotografie

Foto copertina Maurizio Zanetti, CC BY 2.0 , via Wikimedia Commons

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Nato in Francia nei primi anni del 1900 Henri Cartier Bresson fu uno dei fotografi più amati e noti soprattutto per la bellezza e l’armonia delle due immagini e la sua capacità di racchiudere “il momento decisivo” in una foto in bianco e nero.

Henri Cartier Bresson
Maurizio Zanetti, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

Henri Cartier Bresson fotografo

  1. Dalla pittura alla fotografia e viceversa. Henri Cartier Bresson in realtà cominciò ad avvicinarsi all’arte con la pittura, anche grazie al padre che era un disegnatore e allo zio pittore. A convincere Henri Cartier Bresson a diventare fotografo fu però una fotografia di tre ragazzi al lago di Tanganica scattata da Martin Munkacsi. Quella foto fece scattare qualcosa in lui tanto che abbandonò l’arte, si comprò una macchina fotografica e cominciò a scattare tutto il giorno e le foto che possiamo ammirare lo confermano: i suoi scatti più belli e più famosi risalgono proprio agli anni ’30 del novecento. Bresson però ha sempre mantenuto cara l’arte in generale ammirando più volte non solo le foto di Capa e di Doisneau, secondo lui i fotografi più interessanti, ma anche i quadri di Degas e Cezanne. Quando nei suoi ultimi anni abbandonò la fotografia ritornò alla pittura.
  2. Il momento decisivo. La fotografia di Bresson rappresenta il momento decisivo. In realtà questo termine, che lui prese in prestito dal cardinale de Retz per il titolo del suo libro, poi gli rimase appiccicato addosso. Quello che Bresson intende dire con questa definizione è che “la fotografia è il riconoscimento simultaneo, in una frazione di secondo, del significato di un evento, oltre che di una precisa organizzazione di forme che dà all’evento l’espressione giusta“. Questa concezione della fotografia sarà poi d’ispirazione per tutti i fotografi del secolo.
  3. Passo nella piazza allagata e il bacio. Se dovessimo spiegare il significato di momento decisivo attraverso una singola foto di Bresson questa sarebbe senza dubbio il Passo nella piazza allagata, scattata a Parigi nel 1932. Qui si vede un signore ben vestito intento a saltare su una pozza, quasi come se fosse sospeso su di essa. Un’altra foto che la riassume è il bacio di Henri Cartier Bresson, immortalato a Parigi sempre in quegli anni con una coppia seduta fuori da un bistrot intenta a baciarsi e il loro amico a quattro zampe che li fisse.
  4. Lo stile. Se il momento decisivo è la grande innovazione della fotografia di Bresson, anche gli strumenti tecnici sono cambiati. La macchina fotografica che usa infatti è piccola e senza cavalletto cosa che permette di potersi avvicinare al soggetto. Nelle sue foto lascia aperta l’immaginazione dell’osservatore: attraverso i tagli infatti, riesce a dare la percezione che la realtà sta continuando, anche oltre il bordo dell’immagine. Nel caso che abbiamo visto dell’uomo sulla pozza, per esempio, sembra sospeso nel vuoto, ma sappiamo che sta per atterrare finendo, inevitabilmente, con i piedi nell’acqua.
  5. La scelta del bianco e nero. Henri Cartier Bresson non ha mai pubblicato sue foto a colori, o quasi. Se ne ricorda una del 1955 che venne usata come copertina di Camera. Per Bresson il colore non riguarda la fotografia ma la pittura. Il mondo, secondo il fotografo, è già abbastanza caotico e, attraverso la scelta del bianco e nero, riesce a riunire in maniera equilibrata lo sfondo e la forma.
  6. La nascita di Magnum. Era il 1934 quando Robert Capa, Henri Cartier Bresson e altri grandi fotografi si ritrovarono al MoMa di New York e insieme decisero di dare vita alla Magnum. L’idea era quella di essere indipendenti e di innalzare il lavoro del fotografo che passava dall’essere un fornitore di immagini per le riviste a un gruppo di fotografi di livello gestori di sé stessi.
  7. Henri Cartier Bresson e la mostra “postuma”. Era il 1947 e Bresson venne creduto morto. la sua fama però l’aveva reso famoso in tutto il mondo tanto che il MoMa di New York decise di dedicargli una mostra. The Photography of Henri Cartier Bresson, questo fu il titolo. In realtà però Bresson era vivevo e vegeto, tanto che decise di mettersi in contatto col MoMa per aiutarli a organizzare la sua mostra “postuma”.
  8. Le coincidenze. Non si sa se Bresson fosse uno che credeva alle coincidenze. Quello che è certo però è che nei suoi libri, in quelli che parlano di lui, ne parla. Una di queste, forse la più particolare riguarda la sua visita a Gandhi. Il fotografo portò il suo album di fotografie. Mentre lo sfogliava, a un certo punto, pare che Gandhi si sia soffermato su una fotografia con un carro funebre: a un certo punto a cominciato a dire “Death, Death”. Quando Bresson uscì, lasciandolo da solo, non passò nemmeno un’ora, che Gandhi venne assassinato.

Henri Cartier Bresson frasi

9. Frasi. Henri Cartier Bresson non fu famoso solamente per le sue bellissime foto ma anche per la sua personalità e la bellezza delle parole che ha sempre usato per rispondere a chi spesso gli chiedeva di raccontare cos’è per lui la fotografia. Ecco quindi alcune delle più delle definizioni nelle frasi di Henri Cartier Bresson.

  • Quello che un buon fotografo deve cercare di fare è mettere sulla stessa linea di mira il cuore, la mente e l’occhio.
  • Quando mi interrogano sul ruolo del fotografo ai nostri tempi, sul potere dell’immagine, ecc. non mi va di lanciarmi in spiegazioni, so soltanto che le persone capaci di vedere sono rare quanto quelle capaci di ascoltare.
  • A volte mi chiedono: “Quale è la foto che preferisci tra quelle che hai realizzato?”. Non saprei, non mi interessa. Mi interessa di più la prossima fotografia, o il luogo che visiterò.
  • Ogni volta che premo il pulsante dello scatto, è come se conservassi ciò che sta per sparire.
  • La fotografia non è come la pittura. Vi è una frazione creativa di un secondo quando si scatta una foto. Il tuo occhio deve vedere una composizione o un’espressione che la vita stessa propone, e si deve saper intuire immediatamente quando premi il clic della fotocamera. Quello è il momento in cui il fotografo è creativo. Oop! Il momento! Una volta che te ne accorgi, è andato via per sempre.
  • Non è la mera fotografia che mi interessa. Quel che voglio è catturare quel minuto, parte della realtà.
  • Le prime 10.000 fotografie sono le peggiori.

Henri Cartier Bresson Foto e libri

10. Foto e libri. Sono tante le foto che oggi possiamo ammirare di Henri Cartier Bresson. Tutte rigorosamente in bianco e nero com’era nel suo stile. Oggi, grazie alle mostre ma anche grazie ai suoi libri possiamo osservarle cercando di carpire di più sull’essenza e l’arte di un fotografo così importante come lui. Ecco qui di seguito alcune delle sue foto più note anche se, raccoglierle non è semplice come per un’opera d’arte, e dei libri che raccontano la sua storia e le sue immagini. Qui potrete ammirarne qualcuna.

Foto

  • Passo nella piazza allagata Parigi 1932
  • Ciclista che passa, Parigi 1932
  • Autoritratto 1933
  • Tavolino rotondo, Firenze 1933
  • Henri Matisse, 1944
  • Truman Capote, 1947
  • Bambino con bottiglie, Parigi 1952
  • Alberto Giacometti, 1961
  • Bacio, Parigi 1969

Libri

  • The Decisive Moment (1852)
  • Henri Cartier Bresson (1930)
  • Scrap Book (1946)
  • The Mind’s Eye (1999)
  • Vedere è tutto. Interviste e conversazioni (1951-1998)
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