La Morte di Marat: tutto quello che c’è da sapere sull’opera

Copertina: Jacques-Louis David, CC BY 3.0 , via Wikimedia Commons

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La Morte di Marat è un’opera realizzata nel 1793 da Jacques-Louis David e oggi visibile all’interno del museo reale delle belle arti del Belgio a Bruxelles. La storia del personaggio è in realtà la storia vera di un politico e giornalista francese del periodo.

Sebbene l’opera originale fu di David, anche altri artisti ne narrarono le vicende con altre opere d’arte.

La morte di Marat quadro

Il quadro La morte di Marat, spesso chiamato anche Marat assassinato, narra le vicende di Jean-Paul Marat, uno svizzero trapiantato in Francia durante il periodo della Rivoluzione Francese. In quel periodo era un giornalista molto attivo tanto che fondò il giornale “L’amico del popolo” nel quale era solito sottolineare la sua posizione politica e decisamente sanguinaria. Secondo lui il popolo doveva ribellarsi ai girondini, cosa che avvenne tanto da formare un governo giacobino.

Un personaggio che di certo non passava inosservato tanto che la giovane Charlotte Corday giunse a Parigi proprio per ucciderlo. Inviò a Marat una falsa lettera di supplica per farsi ricevere e quando arrivò lì compì l’atto. Il giornalista, che soffriva di una malattia alla pelle che lo obbligava a lunghi bagni, la ricevette immerso nella tinozza d’acqua e, mentre era intento a leggere la lettera, la Corday lo uccise con una coltellata nel petto.

La morte di Marat David

La notizia della morte di un giornalista, una voce del popolo, divenne subito una delle più lette e he colpì molto l’intera Francia. Il pittore Jacques Louis David, decise quindi di rendergli omaggio non tanto in quanto uomo del popolo o rivoluzionario ma in quanto suo amico. A dargli l’incarico fu la Convenzione francese. L’artista neoclassico ci impiegò circa tre mesi a realizzarlo studiandone e analizzandone tutti i dettagli. A oggi della preparazione sono rimasti uno studio su una maschera mortuaria di Marat e un disegno. Venne infatti realizzata una prima bozza dell’opera simile a quella finale ma più piccola nelle dimensioni.

Nella Morte di Marat di David il giornalista viene rappresentato come un eroe morto per i suoi ideali. Partendo da qui il pittore decide di non rappresentare il momento esatto della morte evitando così particolari raccapriccianti ma ne rappresenta il momento appena dopo. La scena è sobria e completamente incentrata sul soggetto lasciando la parete alle sue spalle spoglia.

Il giornalista viene raffigurato all’interno della vasca con una cassa di legno che ne riporta il nome e l’anno quasi come se fosse una lapide. Nonostante sia ben visibile la ferita aperta, il volto di Marat appare rilassato, quasi sereno con la testa appoggiata sul bordo della vasca. Nella mano, invece, che cade a terra, tiene ancora la lettera che stava leggendo. La particolarità della mano però è un’altra. Richiama la Deposizione di Caravaggio o la deposizione Borghese dove il braccio a terra di Marat richiama quello del Cristo. Con questa similitudine David sacralizza il personaggio di Marat.

La morte di Marat Munch e Pablo Picasso

La tela di David ottenne subito un gran riscontro tanto che venne diffusa anche a mezzo stampa. Anni dopo andò via via dimenticata e “sostituita” dalla notizia della morte di Roberspierre. Solo anni dopo venne riportata alla luce e alla sua notorietà grazie a Stendhal e Baudelaire che ne scrisse: «Questo è il pane dei forti ed il trionfo dello spiritualismo; crudele come la natura, questo dipinto ha il profumo tutto dell’ideale. Quale era dunque la bruttezza che la santa Morte lo ha così prontamente cancellata con la punta della sua ala? Marat può ormai sfidare Apollo, la Morte lo ha ora baciato con labbra amorose, e lui riposa nella quiete della sua metamorfosi. Vi è in questa opera alcunché nel contempo di tenero e pungente; nell’aria fredda di questa camera, su questi muri freddi, intorno a questa fredda e funebre vasca da bagno, si libra un’anima».

la morte di marat
Edvard Munch, Public domain, via Wikimedia Commons

Fu proprio in questi anni che diversi altri artisti ripresero la tematica. Nel 1907 fu la volta di Marat del pittore norvegese Edvard Munch. La tela, che si intitola la morte di Marat I è completamente diversa dall’originale del David e non solo per lo stile. Ne La Morte di Marat di Munch il giornalista francese non è all’interno della tinozza ma steso sul letto. La suo fianco, in piedi e immobile, nuda proprio come Marat, la sua assassina Charlotte Corday. La scena è tutt’altro che sobria circondata da chiazze di sangue. Per quanto riguarda lo stile artistico, invece sembra essere collegabile all’espressionismo. L’opera è oggi visibile a Munch-Museet di Oslo.

L’altro artista che volle rappresentare una parte della storia della Rivoluzione Francese, fu Pablo Picasso. Le due opere che realizzò però erano nel suo stile altamente sintetico e poco attendo ai dettagli tanto che, se non fosse stato per il titolo, mai si sarebbe pensato che si trattava di una ripresa dell’opera della Morte di Marat del David.

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