Salvator mundi: tutto quello che c’è da sapere sull’opera

Copertina: Leonardo da Vinci, Public domain, via Wikimedia Commons

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Salvator mundi in latino significa il Salvatore del mondo. Nell’iconografia e nell’arte sta a rappresentare Gesù Salvatore con la mano destra alzata intenta a benedire il suo interlocutore e quella sinistra spesso intenta a sorreggere il mondo.

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In arte, il Salvator mundi è il principale “soggetto” delle opere d’arte del XV secolo reso popolare soprattutto dai fiamminghi come Jan van Eyck, Hans Memling, dal pittore tedesco Albrecht Dürer e da Tiziano Vecellio di cui la più nota è oggi conservata al Museo statale dell’Ermitage a San Pietroburgo in Russia.

Salvator mundi quadro

Come abbiamo detto sono stati tanti gli artisti che hanno ripreso l’immagine dell’iconografia di Cristo con una mano alzata come se stesse benedicendo chi ha davanti e, in questo caso essendo rivolto allo spettatore, sembra proprio benedire chiunque si soffermi davanti al quadro del Salvator mundi. Tra i tanti che realizzarono quest’opera vi furono anche due grandi pittori dell’arte italiana: Leonardo da Vinci e Antonello da Messina.

Salvator mundi Leonardo

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Leonardo da Vinci, Public domain, via Wikimedia Commons
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Come spesso accade con diversi artisti antichi, tra i quali anche Leonardo da Vinci, non sempre è certa l’attribuzione delle opere. E questo vale anche per il Salvator Mundi di Leonardo da Vinci.

Pare che nei suoi ultimi anni milanesi il pittore l’avesse realizzato per un committente privato e alcuni studi sembrano testimoniarlo. Nel corso dei secoli l’opera però andò perduta. Nel 2010 iniziarono i lavori di restauro alla National Gallery di Londra, dove venne esposto al pubblico per la prima volta nel 2011. Qui alcuni studiosi trovarono similitudini sulla qualità cromatica tra quest’opera e quella dell’Ultima Cena e della Vergine delle Rocce.

L’opera però ancora oggi fa tanto parlar di sé e in molti pensano che non sia davvero di Leonardo. Tra gli ultimi anche il Museo del Prado di Madrid che si è espresso in occasione della mostra monografica Leonardo e la copia della Mona Lisa, tenutasi fino al 23 gennaio 2022.

La storia divenne così tanto amata dal pubblico che dovrebbe persino debuttare a Broadway Salvator Mundi! The Musical.

In quest’opera, il Cristo è raffigurato a mezza figura con la mano destra alzata e pronta a benedire e quella sinistra che tiene il globo com’era tipico dell’iconografia.

Salvator mundi prezzo

A stabilire per primo il prezzo del Salvator Mundi di Leonardo fu il Wall Street Journal per circa 200 milioni di dollari. Dopo una prima vendita privata nel 2013 per 75 milioni di dollari, nel 2017 venne nuovamente messa all’asta da Christie’s a New York. L’opera venne venduta alla fine del 2017 per circa 450 milioni di euro, diventando così il quadro più caro al mondo e superando perfino il precedente record dell’opera di Picasso venduta nel 2015.

Salvator mundi Antonello da Messina

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Antonello da Messina, Public domain, via Wikimedia Commons

Nella versione del Salvator Mundi di Antonello da Messina, invece, il Cristo Salvatore è raffigurato dietro un parapetto di legno e su uno sfondo scuro, proprio in pieno stile fiammingo com’era solito delle opere dell’artista siciliano. Dal nord-europea riprende anche l’utilizzo di tonalità di colori caldi in grado di mettere in risalto anche i più piccolo dettagli nonché la scelta di raffigurare l’immagine a mezzo busto.

In questo caso la luce proviene da destra illumina il volto per tre quarti. Anche questo dettaglio era tipico dei ritratti di Antonello da Messina.

A rompere però lo stile artistico fiammingo avvicinandosi a quello tipico italiano, vi è la mano destra tesa in avanti. In questo modo, viene creata la profondità del dipinto. Inoltre, questo gesto, è lo stesso che realizzò anche nell’Annunciata di Palermo realizzata nello stesso periodo.

L’opera è oggi visibile alla National Gallery di Londra.

Salvator Mundi Bernini

Infine, non poteva mancare un riferimento anche nel mondo della scultura. Stiamo parlando del Salvator Mundi di Gian Lorenzo Bernini. Realizzato nel 1679, ovvero negli ultimi anni di vita dell’artista, è oggi visibile nella basilica di San Sebastiano fuori le mura a Roma.

Sebbene vi siano, anche in questo caso, voci sul fatto che non fu il Bernini a realizzarla, in realtà si può ammirare all’Istituto nazionale per la grafica di Roma, nel Fondo Corsini, un disegno Studio per il busto del Salvatore, firmato proprio dallo scultore italiano.

Il mezzo busto del Cristo è raffigurato di dimensioni più grandi del naturale, pari a circa 103 cm e con la mano destra sollevata proprio come richiedeva l’iconografia. Lo stile è quello barocco tipico dell’ultimo periodo del Bernini mentre il piedistallo è realizzato in diaspro di Sicilia.

Sebbene l’opera venne subito riconosciuta come il degno testamento della vita di un grande scultore, il Bernini fu molto critico definendola priva «di vivacità e tenerezza e delle altre buone qualità dell’operar suo».

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