Marc Chagall. Vita, stile ed opere dell’artista russo

In copertina: Marc Chagall nel 1920, in una foto di Pierre Choumoff Fonte: Wikimedia Commons

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Artista Primitivo, Cubista, Fauvista, Espressionista o Surrealista è difficile, se non impossibile, inserire Marc Chagall all’interno di una corrente artistica. Sempre fedele a se stesso, infatti, l’artista russo ha sviluppato uno stile unico e personale che abbraccia e, al tempo stesso, supera tutti i movimenti a lui coevi.

Un universo magico e seduttivo, con colori vivaci e soggetti avvolti in un’atmosfera onirica e surreale. Una pittura che trasmette, quasi cristallinamente, lo stato d’animo dell’artista e rende impossibile non empatizzare con le sue gioie e i suoi dolori.

Passeggiata Chagall
Marc Chagall, La Passeggiata, 1918. Museo di Stato Russo di San Pietroburgo

Marc Chagall, la vita travagliata di un ebreo russo del Novecento

Al secolo Mark Zacharovič Šagal, in russo, (Moshe Segal in ebraico) francesizzato in Marc Chagall, l’artista nasce il 7 luglio 1887 a Lënza, nell’odierna Bielorussia. Primo di nove figli di una famiglia ebraica cassidica, Chagall dimostra fin da piccolo le sue abilità artistiche. Lottando contro l’avversione della famiglia (la carriera artistica era espressamente vietata dalla Torah) studia prima a Vitebsk e poi, dal 1907, frequenta l’Accademia Russa di Belle Arti a San Pietroburgo. Il periodo nella capitale zarista è molto duro per le condizioni di vita riservate agli ebrei, obbligati ad avere un permesso speciale per risiedere in città, ma nel 1909 incontra Bella Rosenfeld, figlia di ricchi orefici e sua futura moglie. In questi anni Marc Chagall si avvicina al colorismo di Matisse e dei Fauves e studia i grandi artisti post-impressionisti, come Van Gogh e Gauguin.

Nel 1910 Chagall si trasferisce a Parigi grazie a Léon Bakst, artista e pittore russo che lo avvicina alle avanguardie occidentali. Qui, stabilitosi nel quartiere artistico di Montparnasse,  stringe amicizia con Apollinaire, Delaunay e Modigliani. Scettico verso il cubismo, visita musei e gallerie parigini lasciandosi affascinare dalle opere di Rembrandt, Renoir, Pissarro, Matisse, Courbet, Millet, Manet, Monet e Delacroix. In questo periodo sviluppa l’utilizzo della tecnica del gouache, nella quale i pigmenti sono mescolati con colla o gomma e pigmento bianco. I soggetti dei suoi lavori, scene di vita in Bielorussia, sono dettati dal ricordo del suo paese, dai temi della cultura ebraica, dai suoi ricordi d’infanzia e dall’immagine della sua amata Bella.

Marc and Bella
Marc and Bella Chagall by Hugo Erfurt 1923 Fonte: Wikimedia Commons

“Come una pianta ha bisogno di acqua, così la mia arte aveva bisogno di Parigi” 

Nel 1914 torna in Russia, dove rimane a seguito dello scoppio della Grande Guerra; 1915 poi sposa Bella Rosenfeld e nel 1916 nasce la figlia Ida. Inizialmente favorevole alla Rivoluzione, che concedeva completa cittadinanza agli Ebrei, Marc Chagall comincia ad esporre a Mosca e San Pietroburgo attirando l’attenzione di critici e collezionisti. Sono anni in cui realizza diverse commissioni pubbliche e alcuni dei suoi maggiori capolavori. Il suo stile onirico e fluttuate, con dichiarati rimandi alla tradizione ebraica, tuttavia non è apprezzato dal Regime che predilige l’arte astratta e il “cosiddetto” realismo socialista. Deluso dall’esperienza sovietica nel 1923 lascia la Russia e si stabilisce a Parigi con la moglie e la figlia.

Il secondo periodo parigino consacra Marc Chagall come artista. A Parigi è celebrato per la sua tecnica ed il suo stile rivoluzionario, la sua sensibilità artistica e le sue atmosfere oniriche. Sono anni in cui viaggia per l’Europa, è nel sud della Francia, in Olanda, Spagna e Italia, arrivando fino in Egitto e in Palestina. Nel 1937 acquisisce la cittadinanza francese ma, con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e l’invasione della Francia ad opera dei Nazisti, la serenità della famiglia Chagall si incrina. Nel 1941, grazie ad un piano di salvataggio organizzato dal vice-console americano a Marsiglia, l’artista viene aiutato a scappare (insieme ad altri 2000 colleghi) dalle persecuzioni antisemite trovando rifugio in America.

Chagall Violinista
Marc Chagall, Il Violinista, 1911. Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen, Düsseldorf

Oltreoceano, grazie al gallerista Pierre Matisse (figlio del pittore Henri Matisse), entra in contatto con la comunità di artisti fuggiti dall’Europa sconvolta dalla guerra; rifiutando però di integrarsi appieno nella società americana. Nel 1944 l‘amata mogie Bella muore per un’infezione virale mal curata, causando una forte depressione al pittore. Nonostante il lutto, però, il soggiorno americano è molto prolifico con numerose commissioni di opere, sceneggiature teatrali e la realizzazione delle famose  illustrazioni per le Notti arabe (ispirate alle Mille e una notte). Nel 1945, convinto dalla figlia Ida, si risposa con Virginia Haggard McNeil e nel 1946 nasce il secondo figlio David.

“Io sono un mistico, io non vado in chiesa o in sinagoga. Per me lavorare è pregare”

Nel 1948 torna in Francia, stabilendosi prima alle porte di Parigi e, dai primi anni 50, a Vence in Provenza. Il ritorno in Europa coincide con una serie di mostre monografie e riconoscimenti alla sua carriera: come il Gran Premio per l’incisione alla Biennale di Venezia del 1948 e l’antologica alla Galleria Maeght nel 1954. In Provenza Chagall, che è in ottima compagnia, (Pablo Picasso ed Henrì Matisse si trasferiscono nello stesso periodo) si avvicina alla scultura, alla ceramica e alla lavorazione del vetro. Anche per questi lavori sceglie i temi a lui più cari: figure sacre e bibliche, immagini femminili, strani animali. Sul finire degli anni 50 si dedica alla realizzazione di arazzi e sopratutto vetrate, realizzandone numerose per chiese e sinagoghe. È del 1952 l’ultimo matrimonio con l’ebrea-russa Valentina, Vavà, Brodsky, che diventa la sua nuova musa ispiratrice, affiancando il ricordo di Bella nelle tele dell’artista.

Gli anni 70 e 80 vedono la realizzazione di numerose mostre dedicate a Marc Chagall. Tra tutte: quelle a Palazzo Pitti, a Firenze, e al Louvre di Parigi nel 1977 e le tre monografie del 1984 al Centre Pompidou, al Museo di Nizza e alla Fondazione Maeght. Gli ultimi anni della sua vita sono anche segnati da un riavvicinamento con le sue origini russe, nel 1973, infatti, visita Mosca e San Pietroburgo dove viene accolto trionfalmente. Muore il 28 marzo 1985, a 97 anni, a Saint-Paul-de-Vence dove è seppellito in una semplice tomba ricoperta da sassi, come vuole la tradizione ebraica.

La “pittura” di Marc Chagall. Somma dei movimenti artistici del ‘900, riletti in chiave magica e onirica

La pittura di Marc Chagall si caratterizza, come già detto, per la sua assoluta unicità.  Una caratteristica che rende difficile inserirlo in una corrente piuttosto che un’altra. Nonostante l’artista abbia attraversato, quasi interamente, il XX secolo e sia entrato in contatto con i principali movimenti artistici del 900, Chagall non si è mai identificato esplicitamente con uno di essi. Ha preso parte, infatti, ai movimenti parigini e alle avanguardie di inizio secolo, cubismo e fauvismo in testa, ed è stato molto vicino alla Scuola di Parigi con Amedeo Modigliani. Si è sempre, però, tenuto ai margini interpretando, con il suo sguardo magico e sognatore, le lezioni dei suoi contemporanei.

Marc Chagall Sopra la città
Marc Chagall, Sopra la città, 1918. Galleria Tretyakov, Mosca

È affascinato dalla ricerca sul colore dei Fauves e del cubista di Robert Delaunay. Tanto da arrivare a farne uno dei suoi tratti distintivi, colori vibranti e vivaci che trasmettono felicità ed ottimismo e immergono l’osservatore nelle emozioni del pittore. Con il tempo il colore si espande, esce dai corpi, e arriva ad avvolgere l’intera scena. Allo stesso tempo, la semplicità delle forme avvicina Chagall anche al primitivismo della pittura russa del primo Novecento.

Un rapporto con la Grande Madre Russia che è una costante nelle opere di Marc Chagall. Nei suoi lavori, infatti, si ispira alla vita popolare della Russia europea e i suoi dipinti sono ricchi di riferimenti alla sua infanzia. Una poetica che richiama all’ingenuità infantile e al mondo delle fiabe, rappresentata con il suo inconfondibile sguardo onirico, ma radicata nella tradizione russa. Cultura russa ma anche cultura ebraica, l’altro  punto di riferimento è infatti la religione. Nella sua carriera ritrae numerosi episodi biblici e proprio dalla Bibbia, da lui considerata la più importante fonte di poesia e di arte, è affascinato sin dagli anni giovanili.

Self-Portrait_-_Marc_Chagall
Marc Chagall, Autoritratto. Fonte: Wikimedia Commons

Le opere più famose di Chagall

Una carriera lunga e prolifica che ha prodotto oltre diecimila lavori tra dipinti, disegni, incisioni, sculture, vasellame, mosaici e vetrate artistiche. Impossibile però, in questa sconfinata produzione, non citare quelle che sono in assoluto le opere più famose di Marc Chagall.

  • Il Violinista, dipinto nel 1911 e conservato nel Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen a Düsseldorf. Si tratta di uno dei primi dipinti aventi per soggetto un suonatore nella produzione dell’artista. Nella tela Chagall ritrae suo zio Neuch mentre suona il violino, appunto, sul “tetto del mondo”. Si tratta di un tema tratto da un movimento ebraico che vedeva nella danza e nel canto la forma più alta di preghiera. In questo senso il suonatore, tramite l’estasi musicale e la danza, poteva aspirare alla comunione con Dio. I colori bianchi e densi si contrappongono ai blu profondi con note di giallo e rosso
  • Compleanno, realizzato nel 1915 e conservato al Museum of Modern Art di New York. Uno dei dipinti che esaltano l’amore dell’artista per la prima moglie. La stessa Bella scrisse che, mentre decorava la stanza con dei fiori per il compleanno del marito, Chagall le chiese di fermarsi perché voleva ritrarla. Al centro dell’immagine i due sposi sono sospesi nell’aria con l’artista che, per baciare la moglie, assume un’angolazione impossibile. Nell’opera Chagall ritrae con precisione didascalica ogni dettaglio, una metafora del fatto che, quando è con la moglie, ogni cosa della realtà è perfetta e sembra che lei possa portargli la felicità.

Compleanno Chagall
Marc Chagall, Compleanno, 1915. Museum of Modern Art, New York. Fonte: Wikimedia Commons

  • La passeggiata, dipinto nel 1918 è esposto al Museo di Stato Russo di San Pietroburgo.  Il pittore tiene per mano la moglie Bella mentre lei volteggia in aria,  nell’altra ha un uccellino che simboleggia il loro accordo con la natura. La scena è ambientata a Vitebsk, loro città natale, e sul prato spicca una tovaglia tradizionale russa i due infatti stanno facendo un pin-nic. Centro della costruzione è la loro felicità. Bella si libra in volo,  Marc sembra fluttuare anche lui, sorridente. Il senso è che l’amore che lega profondamente due persone, va oltre i limiti imposti dalla natura. L’atmosfera irreale e fiabesca è resa grazie ai colori (verde e rosa) e con l’ausilio delle scomposizioni geometrie tipiche della scuola cubista. Unica nota differente è la sagoma della sinagoga, di colore diverso rispetto alle case. Un dettaglio che ne identifica la funzione spirituale rispetto al resto.
  • Sopra la città, realizzato nel 1918 l’opera si trova presso la Galleria Tretyakov a Mosca. Anche in questo caso si tratta di un’inno all’amore che lega Chagall e sua moglie Bella. L’opera immortala il pittore e la sua amata mentre si abbracciano librandosi in aria sopra la Vitebsk. I due sono avvolti da un’atmosfera che rimanda ad un sogno. il paesaggio è riprodotto più fedelmente rispetto a La Passeggiata ma, anche in questo caso, si distingue nitidamente la s
    inagoga che si staglia in corrispondenza della testa dell’artista.

Chagall Crocifissione Bianca
Marc Chagall, Crocifissione Bianca, 1938. The Art Institute, Chicago

  • Crocifissione bianca, dipinto nel 1938 e conservato presso The Art Institute di  Chicago. L’opera, è ispirata alla persecuzione degli ebrei nell’Europa centrale e orientale. Non rappresenta però una scena reale, ma si tratta di un’evocazione della sofferenza con l’uso di simboli ed immagini. Al centro, il Cristo è rappresentato nella sua duplice veste di ebreo e cristiano. Ha l’aureola che ne identifica la santità, ma è coperto con un «Tallit», lo scialle indossato dagli uomini durante la preghiera ebraica. Tutto intorno le devastazioni e le sofferenze che il popolo ebraico subiva per mano dei nazisti e durante le persecuzioni antisemite russe tra il 1881 e il 1921. Questo tipo di rappresentazione è diametralmente differente dall’iconografia ebraica. Mettendo sullo stesso piano le sofferenze del Cristo e quelle degli ebrei d’Europa Chagall vuole sottolineare i punti d’incontro tra le due “civiltà” e non le differenze.

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